L'imitazione della natura

Giorgione, La tempesta, 1506-1508, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

 

Le esperienze pittoriche venete offrono al Rinascimento stimoli originali. In particolare Giorgione cerca di ridefinire il problema dell’imitazione della natura affrontandolo in modo diretto, privilegiando l’esperienza sensoriale rispetto agli schemi intellettualistici. Egli abbandona l’assetto prospettico quattrocentesco e promuove il colore a mezzo autonomo di espressione, esso stesso creatore di forme. Nella piccola tela della Tempesta l’impasto sfocato e la tessitura continua della pittura senza disegno sono all’origine della fusione atmosferica delle forme.

La luce sfalda l’integrità delle forme e dà vita a un’immagine mutevole e viva.  La natura raffigurata assume un’inedita risonanza emotiva. Numerose sono le interpretazioni del dipinto: secondo alcuni critici, esso è un delicato idillio fine a se stesso, secondo altri raffigura una storia. Ma quale storia? Una delle ultime proposte vede nella tela Adamo ed Eva dopo la cacciata.

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