G.Preti , Per la sua donna che si specchia

       

               Mentre in cristallo rilucente e schietto

          il bel volto costei vagheggia e mira,

          armando il cor d'orgoglio, il ciglio d'ira,

          del suo bel, del mio mal prende diletto.

 

               Vaga del vago e lusinghiero aspetto

         dice: - Ben con ragion colui sospira! -

          Sembrano a lei, che sue bellezze ammira,

          oro il crin, rose il labbro e gigli il petto.

 

               Ah, quel cristallo è mentitor fallace,

         che scopre un raggio sol del bello eterno,

         anzi un'ombra d'error vana e fugace!

 

              Vedrai, se miri il tuo sembiante interno,

         cui ritragge il mio cor, specchio verace,

         angue il crin, tòsco il labbro, il petto inferno.

 

 

 

 

 

 

 

In questo sonetto compaiono alcuni elementi convenzionali della bellezza femminile: il bel volto, i capelli biondi, le labbra rosa, il petto bianco, ma la donna viene rappresentata in modo inusuale, nell’atto di specchiarsi (con il termine cristallo si indica il vetro dello specchio, uno degli oggetti più presenti nella poesia del Seicento, simbolo della mutevolezza e dell’illusorietà del reale).

 

 

 

Preti, Girolamo (Bologna? 1582 – Barcellona 1626): poeta italiano, nella sua raccolta di Poesie (1614), tra le più celebrate del Seicento, seguì lo stile di G.B. Marino, spiritualizzando però la materia con richiami platonici e stilnovistici. Di questa maniera spiegò i fondamenti teorici nel discorso Intorno alla onestà della poesia (1618)

 

 

Home, Attività, La dimensione del corpo e la bellezza femminile nella lirica barocca