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La globalizzazione e la crisi
del modello protezionistico
La fine degli anni ’90 segna il
passaggio da un modello
protezionistico ad
uno più aperto agli scambi, con lo scopo di giungere alla
globalizzazione e cioè alla creazione di un mercato unico su scala mondiale.
E’ in
questa direzione che si è mossa la
riforma della PAC del 95 (
L. Reg.3072 / 95 ).
Tale riforma prevedeva la
riduzione complessiva del sostegno
accordato all’agricoltura e, contemporaneamente, la
concessione di
compensazioni dirette ai produttori allo scopo di salvaguardarne il reddito.
Le norme stabilite con le disposizioni del '95 rimangono in
essere fino alla corrente campagna commerciale 2003 – 2004. La prossima
rappresenterà un’annata di transizione tra la vecchia e la nuova riforma in
materia di riso.
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Nuove strategie di mercato
Come già accennato, a partire dagli anni Novanta, il processo di
globalizzazione - mentre ha posto in crisi i tradizionali equilibri di
compensazione del mercato unico comunitario ed in generale la sua Politica
Agricola ( PAC ) - ha messo
a dura prova la competitività del riso italiano ed europeo, un
prodotto con
caratteristiche qualitative di eccellenza, ma che
da noi è coltivato a
costi nettamente superiori rispetto a quello egiziano,
asiatico e americano.
Nel
vercellese si cerca di impostare una risicoltura rispettosa dell'ambiente
che può riscoprire produzioni tradizionali.
Per ora comunque i risicoltori vercellesi hanno
scoperto l'aspetto minaccioso della globalizzazione.
La crisi della risicoltura vercellese porterà, secondo molte previsioni, ad
un abbandono di cospicue
superfici risicole, soprattutto quelle dove la risicoltura è più costosa e
dove è agevolmente possibile passare ad altre colture. Saranno
soprattutto le aziende più piccole a farne le spese e a dover dimostrare
grandi capacità di riconversione. La nuova prospettiva critica si è
profilata all'improvviso, proprio
nell'anno in cui veniva toccato il massimo storico delle quotazioni,
diffondendo tra i risicoltori un grande ottimismo sul futuro di questa
filiera produttiva. In tutta Europa era aumentata la superficie risicola.
Il GATT,
lo storico accordo sul commercio mondiale, dal 1995, ha
infatti imposto la
liberalizzazione graduale dei commerci anche nel settore risicolo,
attraverso l'abbattimento dei dazi sulla merce
importata e la riduzione della preferenza comunitaria.
In questo modo è
cessata la protezione comunitaria del riso vercellese, che durava
dal 1963, esponendolo alla
concorrenza dei
risi extracomunitari, soprattutto di varietà Indica,
che hanno prezzi decisamente inferiori, e vengono prodotti con
l'utilizzo di diserbanti chimici da tempo vietati in Europa.
La vera crisi del
riso vercellese è arrivata con le importazioni agevolate: dopo
Acp e
Ptom ( 160.000 tonnellate di semigreggio a dazio zero ) e oltre
all'esenzione subito ottenuta dal Basmati
( le cui importazioni sono passate dalle 35.000 tonnellate prima dei
1995 alle attuali 100.000 ), i
grandi produttori extracomunitari hanno strappato ingenti sconti daziari
che hanno portato al boom delle importazioni di riso americano e asiatico e
alle eccedenze di riso comunitario. Nel 1996 e nel 1997,
il calo dei prezzi è stato del 10 e del 30 per cento, una tendenza
che si è poi stabilizzata negli anni successivi. Il riso continuerà ad
essere uno degli alimenti maggiormente consumati al mondo e le previsioni di
aumento della popolazione mondiale confermano una tendenza all'incremento
dei consumi,
soprattutto in Asia. Ma l'Europa e il
vercellese non saranno i protagonisti di questa maggiore offerta.
Il futuro della risicoltura
vercellese si giocherà sul mercato europeo e su quello italiano,
un mercato che vuole prodotti di
alta qualità garantita, ma che è comunque ancora
sottodimensionato. Nel nostro Paese il consumo di riso, benché tra i più
alti d'Europa, è appena di poco superiore ai 5 kg pro-capite contro i quasi
15 del Portogallo, ma soprattutto è mal distribuito. Il riso in Italia è
ancora visto come un prodotto regionale e non nazionale come, per
esempio, la pasta. Il suo consumo è diffuso nel nord e quasi estraneo
alle abitudini alimentari del centro e del meridione. Nelle famiglie il
riso è portato in tavola meno di una volta alla settimana dal 39 per cento
degli italiani, dal 28% almeno una volta alla settimana e dal 33 per cento
più di una volta alla settimana.
Proprio per stimolare i consumatori, le organizzazioni agricole e gli enti
pubblici vercellesi intraprendono, da un paio di anni, numerose
iniziative promozionali volte a identificare il prodotto con il territorio,
per rinsaldare il legame con una terra fatta di tradizioni, natura, parchi e
sapori.
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