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Leghe e scioperi agrari: la conquista delle otto ore (1906 )
Le lotte contadine fino al 1920 - Le lotte contadine negli anni del fascismo - Le rivendicazioni del dopoguerra

Tratto da Irmo Sassone, Le lotte storiche delle mondine e dei braccianti vercellesi. La conquista delle 8 ore nel 1906


La coltivazione del riso richiedeva una ingente quantità di manodopera per i lavori di monda, trapianto e raccolta. Nel Vercellese erano impegnati in questo lavoro circa trentamila lavoratori locali e oltre ventimila forestieri, i quali per la raccolta calavano a quindicimila.
"Le condizioni di vita della gente povera erano al disotto persino di quelle che io avevo conosciute al mio paese ed in tutto il Pavese", così scrisse l'on. Fabrizio Maffi, ricordando la sua permanenza di medico condotto a Bianzè, nel 1894: "pavimento di terra delle povere stanze, ....i cessi erano una rarità. La gente ammalata di malaria non si contava".
C'era il dovere umanitario che le condizioni di vita delle masse lavoratrici fossero mutate mentre i lavoratori iniziavano ad unirsi in un movimento di classe per la conquista dei loro diritti. Si era - sul finire del secolo XIX -costituito il Circolo socialista con grande affluenza di lavoratori e di lavoratrici. Le donne desideravano d'essere istruite. Intanto il Partito Socialista, da Torino, assegnava al Maffi il compito di candidato alla deputazione.

Sui giornali dell'epoca, erano già apparse le notizie relative alle prime organizzazioni dei lavoratori e ai primi scioperi, nel decennio successivo al raggiungimento dell'unità d'Italia. A Lignana, nell'agosto 1871, si svolsero i festeggiamenti per il 4o anniversario dell'istituzione della Società di mutuo soccorso fra operai e contadini.
Il mercato della mano d'opera, che avveniva in piazza a Vercelli, nel giugno del 1885 venne spostato a Porta Torino dal centro della città e, non essendo stato mandato il solito picchetto armato, "questo bastò perché si avessero a lamentare delle illecite coalizioni, dirette a far rincarare la mano d'opera oltre le esigenze della giornata [...]".

I primi scioperi

Nella risaia vercellese il primo sciopero (e non "ammutinamento" come fu definito) avvenne verso la fine di giugno del 1882, alla frazione Vettignè di Santhià, e ci vollero diciannove arresti per "sedare il tumulto". Il processo si svolse circa un mese dopo, con l'assoluzione dei diciannove imputati "non essendo risultato a loro carico nessun fatto speciale che rivestisse carattere veramente delittuoso", ma dopo aver subito il carcere preventivo, dalla data di arresto al processo. Nel febbraio 1884 si ha notizia di un'assemblea di affittuari e proprietari. Alla fine dell'anno, a dicembre, la Società Generale degli operai di Vercelli decise la cassa pensioni per gli operai.
Nell'aprile 1889 si auspicò la costituzione dei sindacati agricoli per attutire l'attrito tra padroni e braccianti. Il 1 maggio 1890 doveva svolgersi a San Germano una conferenza operaia sui diritti e doveri delle classi lavoratrici, per celebrare la festa operaia internazionale del 1 Maggio. La conferenza venne vietata su deliberazione del Governo, divieto che verrà mantenuto anche per il 1891. Per la monda dei risi, il prezzo della giornata di lavoro che, ai primi di giugno del 1891, veniva stabilito la domenica per tutta la settimana, fu di lire 1,10-1,15, e salì poi a lire 1,40 al giorno nella settimana successiva.
 


Mondine in un momento di pausa - Fondo fotografico Tarchetti, Vercelli Museo Borgogna
 

La nascita delle Leghe e della Camera del Lavoro di Vercelli

I problemi dell'organizzazione delle mondariso forestiere vennero affrontati nel gennaio 1892 dalla Federazione dei lavoratori della Provincia di Modena, anche per le numerose squadre di Piacenza, Parma, Reggio, Mantova e Cremona, che scendevano nella Lomellina, nel Novarese e nel Vercellese. Il documento, compilato in nove punti, può essere considerato la prima bozza del contratto monda. Esso tendeva a difendere i lavoratori dall'ingordigia degli incettatori e intermediari e avanzava la richiesta di un salario di lire 1,60 al giorno.
Anche a Vercelli, nel febbraio 1892, si tenne una riunione di presidenti e rappresentanti delle Società cooperative e di mutuo soccorso del Vercellese e del Monferrato, allo scopo di organizzarsi come gli emiliani per chiedere che i contadini del luogo fossero impegnati prima di quelli di fuori; che venissero esclusi dalla trattativa gli intermediari, contrattando con le società dei contadini; che il prezzo della mano d'opera fosse uniforme per tutti e venisse stabilito ogni settimana da una Commissione mista di proprietari e contadini; così per il taglio dei risi.
La proposta di costituzione di una Camera del Lavoro a Vercelli venne avanzata nel marzo 1895 alla assemblea consueta dei presidenti della Società cooperativa del Vercellese e Monferrato, con due terzi dei presidenti. Nel frattempo la Consociazione cooperativa doveva far funzionare i suoi poteri centrali da Ufficio del Lavoro, limitatamente ai rapporti agricoli, appianando le divergenze tra padroni e lavoratori, occupando prima i lavoratori locali di quelli forestieri, sopprimendo l'azione dei capi intermediari.
Nell'ottobre 1896 ebbe luogo a Bianzè una agitazione dei braccianti che, rappresentati dal dottor Fabrizio Maffi, socialista, chiedono l'aumento del salario. Nel gennaio 1897 un lavoratore di Bianzè, imputato di violenza privata, venne difeso dall'avvocato Modesto Cugnolio e assolto. Nel febbraio 1897 con un decreto del prefetto venivano sciolti i Circoli socialisti di Santhià e Bianzè e sequestrate tutte le carte.

Nel mese di giugno ebbero luogo agitazioni di mondariso a Livorno, Caresana, Vercelli, Palazzolo, per salari più adeguati. Nel marzo del 1898, in una numerosa riunione tenuta a San Germano, si elaborò un regolamento della Camera del Lavoro in dodici punti, col quale si tentava di organizzare il collocamento dei lavoratori, stabilirne il salario, e di far abbandonare il cottimo dai lavoratori, perché venivano sfruttati dai "facciù" (capisquadra dei cottimisti).
Per l'adesione alla Camera del Lavoro si erano raccolte duemila firme di braccianti; Cugnolio insistette sul fatto che La Camera del Lavoro non poteva avere carattere politico, perché doveva "provvedere agli interessi dei lavoratori, qualunque" fosse "la loro opinione". Lo statuto venne approvato e gli aderenti furono circa 2.500.
Intanto il Consiglio di direzione del Comizio agrario di Vercelli, su invito del sottoprefetto, per evitare i conflitti di lavoro per il salario della monda del riso, richiese ai sindaci i dati delle sette settimane di monda dell'ultimo decennio. Sulla base di tali dati si stabilì una media decennale speciale per ogni comune, aumentata del 10 per cento in vista dell'elevato prezzo dei cereali, e il salario degli adulti risultò diminuito di un quinto, sistema che aggravò i conflitti di lavoro.
Il 29 maggio 1898 a Trino, quando venne pubblicato il manifesto che stabiliva in centesimi 80 la paga giornaliera, una fiumana di gente percorse le vie del paese issando sopra i bastoni dei cenci a mo' di bandiera. Contro di essa venne inviata la cavalleria, e ci furono sessanta arresti di lavoratori: trenta furono subito rilasciati, cinque, poi, assolti e gli altri condannati da dodici giorni a due mesi di carcere. La paga fu poi portata a lire 1,25 e migliorata la settimana successiva. Altri arresti ci furono a Lignana, Pertengo, Stroppiana e Prarolo.
Bisogna giungere al giugno del 1900 per registrare la ripresa della iniziativa per la costituzione della Camera del Lavoro, con un memoriale trasmesso al rappresentante degli agricoltori, Eusebio Saviolo, dal Presidente della Consociazione Cooperativa Vercellese, avvocato Cugnolio.
Sempre nel giugno 1900 ci fu uno sciopero di trecento mondariso alla Colombara di Livorno Ferraris per l'aumento del salario, con due arresti. Soltanto il 24 marzo 1901 si giunse alla costituzione della Camera del Lavoro di Vercelli, con una riunione nei locali della scuola elementare, con le rappresentanze delle Leghe di miglioramento costituite a Vercelli fra operai tipografi, falegnami, metallurgici, muratori, scalpellini e marmisti, carrettieri e contadini.

Con la costituzione della Camera del Lavoro inizia un nuovo periodo per la contrattazione del salario dei lavoratori che avviene a livello comunale con l'intervento dei sindaci e, in certi casi, con la partecipazione del rappresentante della Camera del Lavoro, come a Tronzano, e non solo per la monda del riso, ma per tutti i lavori, e le agitazioni interessano anche i salariati fissi che erano denominati "schiavandari".
Il 4 agosto 1901 si tenne a Vercelli il Congresso delle Leghe dei contadini del Piemonte, con la presenza di cinquantatre delegati, e si costituì ufficialmente la Federazione regionale piemontese dei contadini, con sede centrale in Vercelli. Lo Statuto della Federazione è simile a quello della Federazione mantovana, e suo organo ufficiale sarà il giornale
La Risaia, fondato da poco.  Nel mese di marzo del 1902 le Leghe aderenti alla Federazione regionale piemontese decisero uno sciopero, perché le trattative non avevano raggiunto il loro scopo, in quanto l'Associazione degli agricoltori non voleva una tariffa generale per tutto il Vercellese, ma comune per comune. Ai primi di marzo iniziò lo sciopero a Santhià, San Germano, Olcenengo, Salasco, Tronzano, Casanova Elvo, Crova e Viancino, Livorno, Bianzè, Vercelli, Asigliano, Formigliana, Costanzana, Palazzolo, Lignana e Veneria, Ronsecco, Carisio, Caresanablot, Trino, Albano, Villarboit, Tricerro, Fontanetto Po, Palazzolo e in altri comuni. Ci furono arresti a Olcenengo, Vercelli e Tronzano. L'Associazione agricoltori in una assemblea decise lo sfratto dei salariati fissi che scioperavano e di costituire un fondo per l'indennizzo ai soci danneggiati dallo sciopero, tassandosi per una lira ogni giornata di terreno e, seduta stante, si sottoscrissero 30.000 lire.  L'avvocato Cugnolio, allora consulente legale della Camera del Lavoro, rilasciò una dichiarazione ai giornali dell'epoca sulle gravi condizioni dei lavoratori; si aprì una sottoscrizione tra i lavoratori di tutti i mestieri, ma dopo una decina di giorni di sciopero, si decise di rinunciare alla discussione di un patto unico per tutto il circondario e di presentarsi il 19 marzo dai sindaci dei comuni, perché invitassero i proprietari a concordare, paese per paese, i patti di lavoro per tutto l'anno sulla base del memoriale elaborato dalla Federazione, dando la preferenza nella assunzione ai lavoratori locali.

Il regolamento della provincia di Novara del 1869 si fondava su una legge in vigore ma mai applicata e affermava che "i lavori della risaia devono iniziarsi un'ora dopo il levare del sole e terminare un'ora prima del tramonto", proprio nelle ore in cui la zanzara anofele, causa della malaria è più attiva. Lavorando meno ore, avrebbero lavorato più persone.  Nel 1903, verso la fine di aprile, i Ministri dell'Interno e dell'Agricoltura diramarono ai prefetti una circolare sul lavoro nelle risaie con le seguenti condizioni:

"provvedere i lavoratori di buona acqua potabile e di ricoveri notturni sufficienti ed igienici; che i lavori non comincino prima di una ora dopo il levar del sole e cessino un'ora prima del tramonto; che non si abbiano ad impiegar ragazzi sotto i 13 anni; non permettere il lavoro nell'acqua se i lavoratori non sono calzati".

Con il regolamento Cantelli, così chiamato dal nome del firmatario, iniziando il lavoro alle ore 5,30 o alle ore 6 del mattino, e terminando alle 15 del pomeriggio, con le pause per la colazione e il pranzo, non si poteva lavorare più di 8 ore, e le lotte si svilupparono su questa rivendicazione
 


Sciopero 30 maggio 1906 - Fondo fotografico Tarchetti, Vercelli Museo Borgogna

 

L'accordo per le 8 ore del 1906

Alla fine di febbraio del 1904 si tenne un Comizio al Politeama Facchinetti di Vercelli. Quasi tutti i contadini, comprese le donne, portavano il garofano rosso. Parlò per primo Cugnolio che presentò Varazzini, Segretario nazionale del Partito socialista italiano. Questi parlò a favore delle 8 ore nella monda del riso. Si approvò poi un ordine del giorno che chiedeva la fissazione per legge delle 8 ore di lavoro nella monda del riso. Durante i lavori di monda proseguirono scioperi, arresti e condanne di lavoratori, ma in alcuni comuni, come a Carisio, si lavorava 8 ore, e un accordo per le 8 ore si raggiunse a Tricerro e Lamporo.
 


Il controllo del lavoro.
 


Mondine

 Negli altri comuni lo sciopero fu composto sulla base delle 9 ore, come a Quinto Vercellese: 9 ore per lire 2,10 al giorno. Il regolamento Cantelli non era stato applicato dappertutto, ad esempio nel comune di Cascine S. Giacomo, dove la campana comunale per ordine della giunta dava il tocco del principio del lavoro alle quattro meno un quarto, cioè molto prima del levar del sole; contro questa violazione del regolamento fu fatto ricorso al sottoprefetto, e l'on. Morgari presentò un'interrogazione al Ministro degli Interni.
Il 29 gennaio 1905 si tenne a Novara il Congresso nazionale dei lavoratori delle risaie, presente l'on. Montemartini, inviato dal gruppo parlamentare socialista. Sulla lotta per il regolamento Cantelli parlò Cugnolio, esponendo i vantaggi parziali conseguiti nel Vercellese nel 1904 ed invitando all'agitazione i lavoratori di tutte le province risicole, per una nuova legge sul lavoro in risaia, più vantaggiosa. Con l'applicazione del regolamento i salari dei lavoratori erano aumentati quasi dappertutto e le malattie diminuite.
Così la lotta continuò nei lavori di monda e raccolta del riso.   L'intervento dei soldati e le cariche della cavalleria avvennero in tutti i paesi; ci furono anche dei feriti, tre donne e un ragazzo, e diversi arresti a Vercelli, dove si raggiunse l'accordo sulla base di 25 centesimi l'ora, lasciando libere le squadre di fare 8 o 9 ore, così come si era concordato a Tronzano, Ronsecco, Santhià, e poi a Pezzana, Trino, Casanova, Formigliana, Olcenengo.
Ai primi di agosto si pubblicarono notizie relative alla approvazione di nuovi regolamenti provinciali per la coltivazione del riso che non comportavano limitazioni d'orario, e il 19 agosto ebbe luogo a Vercelli una grande manifestazione alla quale presero parte circa dodicimila lavoratori. Negli anni successivi 1907, 1908 e 1909, proseguì la lotta per le 8 ore nella monda del riso, mentre per gli altri lavori l'orario era ancora "dal levare al tramontare del sole".

A Vercelli, durante lo sciopero generale del maggio 1909, al passaggio a livello del Belvedere, le mondine si sdraiarono sui binari coi bambini in braccio per impedire ai lavoratori forestieri di giungere sui posti di lavoro di Santhià, Carisio e Buronzo. Una squadra doveva proseguire per Quinto, "ma prima di arrivare in paese il tram fu fermato dai lavoratori del luogo sdraiatisi sul binario e si impedì ai mondariso viaggianti di discendere. Il tram proseguì per Vercelli, e i mondarisi furono fermati in stazione".

Il 31 maggio 1909 si raggiungeva un accordo a Vercelli, per le 8 ore e 30 minuti, con l'impegno delle 8 ore per il 1910, e il salario per cinque settimane nelle cifre di lire 2,70 - lire 3,30 - lire 3,50 - lire 3 - con l'impegno di combattere la disoccupazione nel limite del possibile.
Così si concluse la prima lotta, che si può definire storica, delle mondine e dei braccianti vercellesi, i quali, primi in Italia, e forse nel mondo, conquistarono le 8 ore di lavoro, non solo in qualche azienda, ma in interi comuni e poi in tutta la risaia. In tutta l'Italia, nel 1870, gli elettori erano poco più di cinquecentomila, meno del 2 per cento degli abitanti. La formazione prima e il consolidamento poi dello Stato unitario italiano e il suo sviluppo fecero presentare sulla scena sociale e politica vercellese e italiana i ceti popolari che con coscienza di gruppo e di categoria, e, poi, di classe sociale e politica, rivendicavano un più alto tenore di esistenza.
 



Uno sciopero ai primi del Novecento - Fondo fotografico Tarchetti, Vercelli Museo Borgogna
 


Fonti bibliografiche:
Irmo Sassone, Le lotte storiche delle mondine e dei braccianti vercellesi. La conquista delle 8 ore nel 1906
"L'impegno", a. II, n. 1, marzo 1982 -  Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli - Articolo presente sul web alla pagina http://www.storia900bivc.it/pagine/editoria/sassone182.html
• Irmo Sassone, La conquista delle 8 ore - Contributo ipermediale in CD rom.
 

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