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La coltivazione del riso richiedeva una ingente quantità di manodopera per i
lavori di monda, trapianto e raccolta. Nel Vercellese erano
impegnati in questo lavoro circa trentamila lavoratori locali e oltre
ventimila forestieri, i quali per la raccolta calavano a quindicimila.
"Le condizioni di vita della gente povera erano al disotto persino di
quelle che io avevo conosciute al mio paese ed in tutto il Pavese", così
scrisse l'on. Fabrizio Maffi, ricordando la sua permanenza di medico condotto a
Bianzè, nel 1894: "pavimento di terra delle povere
stanze, ....i cessi erano una rarità. La gente ammalata di malaria non
si contava".
C'era il dovere umanitario che le condizioni di vita delle masse
lavoratrici fossero mutate mentre i lavoratori iniziavano ad unirsi in un
movimento di classe per la conquista dei loro diritti.
Si era - sul finire del secolo XIX -costituito il
Circolo socialista con
grande affluenza di lavoratori e di lavoratrici. Le donne desideravano
d'essere istruite. Intanto il
Partito Socialista, da Torino, assegnava al
Maffi il
compito di candidato alla deputazione.
Sui giornali dell'epoca,
erano già apparse le notizie relative alle prime organizzazioni
dei lavoratori e ai primi scioperi, nel decennio successivo al
raggiungimento dell'unità d'Italia. A Lignana, nell'agosto 1871,
si svolsero i festeggiamenti per il 4o anniversario
dell'istituzione della Società di mutuo soccorso fra operai e
contadini.
Il mercato della mano d'opera, che avveniva in piazza a Vercelli, nel
giugno del 1885 venne spostato a Porta Torino dal centro della
città e, non essendo stato mandato il solito picchetto armato, "questo
bastò perché si avessero a lamentare delle illecite coalizioni, dirette a
far rincarare la mano d'opera oltre le esigenze della giornata
[...]".
I primi scioperi
Nella risaia vercellese il primo
sciopero (e non "ammutinamento" come fu definito) avvenne verso la
fine di giugno del 1882, alla frazione Vettignè di Santhià, e ci
vollero diciannove arresti per "sedare il tumulto". Il processo si svolse
circa un mese dopo, con l'assoluzione dei diciannove imputati "non
essendo risultato a loro carico nessun fatto speciale che rivestisse
carattere veramente delittuoso", ma dopo aver subito il carcere
preventivo, dalla data di arresto al processo. Nel febbraio 1884 si
ha notizia di un'assemblea di affittuari e proprietari. Alla fine dell'anno,
a dicembre, la
Società Generale degli operai di Vercelli decise la cassa pensioni per
gli operai.
Nell'aprile 1889 si auspicò la costituzione dei sindacati agricoli
per attutire l'attrito tra padroni e braccianti. Il 1 maggio 1890
doveva svolgersi a San Germano una conferenza operaia sui diritti
e doveri delle classi lavoratrici, per celebrare la festa operaia
internazionale del 1 Maggio. La conferenza venne vietata su
deliberazione del Governo, divieto che verrà mantenuto anche per il 1891.
Per la monda dei risi, il prezzo della giornata di lavoro che, ai
primi di giugno del 1891, veniva stabilito la domenica per tutta la
settimana, fu di lire 1,10-1,15, e salì poi a lire 1,40 al giorno
nella settimana successiva.
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La nascita delle Leghe e della Camera del
Lavoro di Vercelli
I problemi
dell'organizzazione delle mondariso forestiere vennero affrontati nel
gennaio 1892 dalla Federazione dei lavoratori della Provincia di
Modena, anche per le numerose squadre di Piacenza, Parma, Reggio, Mantova e
Cremona, che scendevano nella Lomellina, nel Novarese e nel Vercellese. Il
documento, compilato in nove punti, può essere considerato la prima bozza
del contratto monda.
Esso tendeva a
difendere i lavoratori dall'ingordigia degli incettatori e intermediari e
avanzava la richiesta di un salario di lire 1,60 al giorno.
Anche a Vercelli, nel febbraio 1892, si tenne una riunione di
presidenti e rappresentanti delle Società cooperative e di mutuo soccorso
del Vercellese e del Monferrato, allo scopo di organizzarsi come gli
emiliani per chiedere che i
contadini del luogo fossero impegnati prima di quelli di fuori; che
venissero esclusi dalla trattativa gli intermediari,
contrattando con
le società dei contadini; che il prezzo della mano d'opera fosse uniforme
per tutti e venisse stabilito ogni settimana da una Commissione mista di
proprietari e contadini; così per il taglio dei risi.
La proposta di costituzione di una
Camera del Lavoro a Vercelli venne avanzata nel marzo 1895
alla assemblea consueta dei presidenti della Società cooperativa del
Vercellese e Monferrato, con due terzi dei presidenti. Nel frattempo la
Consociazione cooperativa doveva far funzionare i suoi poteri centrali
da Ufficio del Lavoro, limitatamente ai rapporti agricoli, appianando
le divergenze tra padroni e lavoratori, occupando prima i lavoratori locali
di quelli forestieri, sopprimendo l'azione dei capi intermediari.
Nell'ottobre 1896 ebbe luogo a Bianzè una agitazione dei
braccianti che, rappresentati dal dottor
Fabrizio Maffi, socialista,
chiedono l'aumento del salario. Nel gennaio 1897 un lavoratore di Bianzè,
imputato di violenza privata, venne difeso dall'avvocato
Modesto Cugnolio
e assolto. Nel febbraio 1897 con un decreto del prefetto venivano sciolti
i Circoli socialisti di Santhià e Bianzè e sequestrate tutte le carte.
Nel mese di giugno ebbero luogo agitazioni di mondariso a Livorno,
Caresana, Vercelli, Palazzolo, per salari più adeguati. Nel marzo del
1898, in una numerosa riunione tenuta a San Germano, si elaborò un
regolamento della Camera del Lavoro in dodici punti, col quale si tentava
di organizzare il collocamento dei lavoratori, stabilirne il salario, e di
far abbandonare il cottimo dai lavoratori, perché venivano sfruttati dai "facciù"
(capisquadra dei cottimisti).
Per l'adesione alla Camera del Lavoro si erano raccolte duemila firme di
braccianti;
Cugnolio insistette sul fatto che La
Camera del Lavoro non poteva
avere carattere politico, perché doveva "provvedere agli
interessi dei lavoratori, qualunque" fosse "la loro opinione". Lo statuto
venne approvato e gli aderenti furono circa 2.500.
Intanto il Consiglio di direzione del Comizio agrario di Vercelli, su
invito del sottoprefetto, per evitare i conflitti di lavoro per il salario
della monda del riso, richiese ai sindaci i dati delle sette settimane di
monda dell'ultimo decennio. Sulla base di tali dati si stabilì una
media decennale speciale per ogni comune, aumentata del 10 per cento in
vista dell'elevato prezzo dei cereali, e il salario degli adulti risultò
diminuito di un quinto, sistema
che aggravò i conflitti di lavoro.
Il 29 maggio 1898 a Trino, quando
venne pubblicato
il manifesto che stabiliva in centesimi 80 la paga giornaliera, una
fiumana di gente percorse le vie del paese issando sopra i bastoni dei cenci
a mo' di bandiera. Contro di essa venne inviata la cavalleria, e ci furono
sessanta arresti di lavoratori: trenta furono subito rilasciati,
cinque, poi, assolti e gli altri condannati da dodici giorni a due mesi di
carcere. La paga fu poi portata a lire 1,25 e migliorata la settimana
successiva. Altri arresti ci furono a Lignana, Pertengo, Stroppiana e
Prarolo.
Bisogna giungere al giugno del 1900 per registrare la
ripresa della
iniziativa per la costituzione della Camera del Lavoro, con un
memoriale trasmesso al rappresentante degli agricoltori,
Eusebio Saviolo,
dal Presidente della Consociazione Cooperativa Vercellese,
avvocato Cugnolio.
Sempre nel giugno 1900 ci fu uno sciopero di trecento mondariso
alla Colombara di Livorno Ferraris per l'aumento del salario, con due
arresti. Soltanto il 24 marzo 1901 si giunse alla
costituzione della Camera del
Lavoro di Vercelli, con una riunione nei locali della scuola
elementare, con le rappresentanze delle Leghe di miglioramento costituite a
Vercelli fra operai tipografi, falegnami, metallurgici, muratori,
scalpellini e marmisti, carrettieri e contadini.
Con la costituzione della Camera del Lavoro inizia un
nuovo
periodo per la contrattazione del salario dei lavoratori che avviene a
livello comunale con l'intervento dei sindaci e, in certi casi, con la
partecipazione del rappresentante della Camera del Lavoro, come a Tronzano,
e non solo per la monda del riso, ma per tutti i lavori, e le agitazioni
interessano anche i salariati fissi che erano denominati "schiavandari".
Il 4 agosto 1901 si tenne a Vercelli il
Congresso delle Leghe dei contadini
del Piemonte, con la presenza di cinquantatre delegati, e si costituì
ufficialmente la Federazione regionale piemontese dei contadini, con sede
centrale in Vercelli. Lo Statuto della Federazione è simile a quello della
Federazione mantovana, e suo organo ufficiale
sarà il giornale
La Risaia,
fondato da
poco. Nel mese di marzo del 1902 le Leghe aderenti alla Federazione
regionale piemontese decisero uno sciopero, perché le trattative non avevano
raggiunto il loro scopo, in quanto l'Associazione degli agricoltori non
voleva una tariffa generale per tutto il Vercellese, ma comune per comune.
Ai primi di marzo iniziò lo sciopero a Santhià, San Germano, Olcenengo,
Salasco, Tronzano, Casanova Elvo, Crova e Viancino, Livorno, Bianzè,
Vercelli, Asigliano, Formigliana, Costanzana, Palazzolo, Lignana e Veneria,
Ronsecco, Carisio, Caresanablot, Trino, Albano, Villarboit, Tricerro,
Fontanetto Po, Palazzolo e in altri comuni. Ci furono arresti a Olcenengo,
Vercelli e Tronzano. L'Associazione agricoltori in una assemblea decise
lo
sfratto dei salariati fissi che scioperavano e di costituire un fondo per
l'indennizzo ai soci danneggiati dallo sciopero, tassandosi per una lira
ogni giornata di terreno e, seduta stante, si sottoscrissero 30.000 lire.
L'avvocato Cugnolio, allora consulente legale della Camera del Lavoro,
rilasciò una dichiarazione ai giornali dell'epoca sulle gravi condizioni dei
lavoratori; si aprì una sottoscrizione tra i lavoratori di tutti i mestieri,
ma dopo una decina di giorni di sciopero, si decise di rinunciare alla discussione di un patto unico per
tutto il circondario e di presentarsi il 19 marzo dai sindaci dei comuni,
perché invitassero i proprietari a concordare, paese per paese, i patti di
lavoro per tutto l'anno sulla base del memoriale elaborato dalla
Federazione, dando la preferenza nella assunzione ai lavoratori locali.
Il regolamento della
provincia di Novara del 1869 si fondava su una legge in vigore ma mai
applicata e affermava che
"i lavori della
risaia devono iniziarsi un'ora dopo il levare del sole e terminare un'ora
prima del tramonto", proprio nelle ore in cui la zanzara anofele,
causa della malaria è più attiva. Lavorando meno ore, avrebbero lavorato
più persone. Nel 1903, verso la fine di aprile, i Ministri
dell'Interno e dell'Agricoltura diramarono ai prefetti una circolare sul
lavoro nelle risaie con le seguenti condizioni:
"provvedere i
lavoratori di buona acqua potabile e di ricoveri notturni sufficienti ed
igienici; che i lavori non comincino prima di una ora dopo il levar del sole
e cessino un'ora prima del tramonto; che non si abbiano ad impiegar ragazzi
sotto i 13 anni; non permettere il lavoro nell'acqua se i lavoratori non
sono calzati".
Con il
regolamento
Cantelli, così
chiamato dal nome del firmatario, iniziando il lavoro alle ore 5,30 o alle
ore 6 del mattino, e terminando alle 15 del pomeriggio, con le pause per la
colazione e il pranzo, non si poteva lavorare più di 8 ore, e le lotte si
svilupparono su questa rivendicazione
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Negli altri comuni lo
sciopero fu composto sulla base delle 9 ore, come a Quinto Vercellese: 9 ore
per lire 2,10 al giorno. Il
regolamento Cantelli
non era stato applicato dappertutto, ad esempio nel comune di Cascine
S. Giacomo, dove la campana comunale per ordine della giunta dava il
tocco del principio del lavoro alle quattro meno un quarto, cioè molto prima
del levar del sole; contro questa violazione del regolamento fu fatto
ricorso al sottoprefetto, e l'on.
Morgari
presentò un'interrogazione al Ministro degli Interni.
Il 29 gennaio 1905 si tenne a Novara il
Congresso
nazionale dei lavoratori delle risaie, presente l'on.
Montemartini,
inviato dal gruppo parlamentare socialista. Sulla lotta per il
regolamento Cantelli parlò Cugnolio, esponendo i vantaggi parziali
conseguiti nel Vercellese nel 1904 ed invitando all'agitazione i
lavoratori di tutte le province risicole, per una nuova legge sul lavoro in
risaia, più vantaggiosa. Con l'applicazione del regolamento i salari dei
lavoratori erano aumentati quasi dappertutto e le malattie diminuite.
Così la lotta continuò nei lavori di monda e raccolta del riso.
L'intervento dei soldati e le cariche della cavalleria avvennero in tutti i
paesi; ci furono anche dei feriti, tre donne e un ragazzo, e diversi
arresti a Vercelli, dove si raggiunse l'accordo sulla base di 25 centesimi
l'ora, lasciando libere le squadre di fare 8 o 9 ore, così come si era
concordato a Tronzano, Ronsecco, Santhià, e poi a Pezzana, Trino, Casanova,
Formigliana, Olcenengo.
Ai primi di agosto si pubblicarono notizie relative alla approvazione di
nuovi regolamenti provinciali per la coltivazione del riso che non
comportavano limitazioni d'orario, e il 19 agosto ebbe luogo a Vercelli
una grande manifestazione alla quale presero parte circa dodicimila
lavoratori. Negli anni successivi 1907, 1908 e 1909, proseguì la lotta per
le 8 ore nella monda del riso, mentre per gli altri lavori l'orario era
ancora "dal levare al tramontare del sole".
A Vercelli, durante lo sciopero generale del maggio 1909, al
passaggio a livello del Belvedere, le mondine si sdraiarono sui binari coi
bambini in braccio per impedire ai lavoratori forestieri di giungere sui
posti di lavoro di Santhià, Carisio e Buronzo. Una squadra doveva proseguire
per Quinto, "ma prima di arrivare in paese il tram fu fermato dai
lavoratori del luogo sdraiatisi sul binario e si impedì ai mondariso
viaggianti di discendere. Il tram proseguì per Vercelli, e i mondarisi
furono fermati in stazione".
Il 31 maggio 1909 si raggiungeva
un accordo a Vercelli, per le 8 ore e 30 minuti, con l'impegno delle 8 ore
per il 1910, e il salario per cinque settimane nelle cifre di lire 2,70 -
lire 3,30 - lire 3,50 - lire 3 - con l'impegno di combattere la
disoccupazione nel limite del possibile.
Così si concluse la prima lotta, che si può definire storica, delle mondine
e dei braccianti vercellesi, i quali, primi in Italia, e forse nel mondo,
conquistarono le 8 ore di lavoro, non solo in qualche azienda, ma in interi
comuni e poi in tutta la risaia. In tutta l'Italia, nel 1870, gli
elettori erano poco più di cinquecentomila, meno del 2 per cento degli
abitanti. La formazione prima e il consolidamento poi dello Stato unitario
italiano e il suo sviluppo fecero presentare sulla scena sociale e politica
vercellese e italiana i ceti popolari che con coscienza di gruppo e di
categoria, e, poi, di classe sociale e politica, rivendicavano un più alto
tenore di esistenza.
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