Indice Il Vercellese nel '900 Avanti Indietro

Durante il fascismo gli scioperi per il salario e la riconquista delle libertà democratiche ( 1927 - 1945 )
La conquista delle otto ore ( 1906 ) - Le lotte contadine fino al 1920 - Le rivendicazioni del dopoguerra

Tratto da Irmo Sassone, Gli scioperi per il salario e le libertà democratiche dal 1927 al 1945


I primi anni del terzo decennio del nostro secolo segnarono il riflusso del movimento operaio vercellese, anche se nel 1921 ci fu una lotta sindacale durata novanta giorni, alla Pettinatura Lana di Vercelli. Questa situazione si ripercosse anche nelle campagne. Nel 1922 si ridussero del 12 per cento le tariffe dei lavori agricoli, rispetto al concordato del 1921.
Intanto avevano luogo le devastazioni e gli incendi delle Leghe e Camere del lavoro, dei Circoli dei lavoratori e l'occupazione dei municipi a Vercelli e in diversi comuni del circondario vercellese. Lo sciopero generale di protesta contro la reazione a Vercelli riuscì solo parzialmente, perché - si scrisse allora - caduto nei giorni della festa patronale. Si dimisero forzatamente le amministrazioni comunali di: Vercelli, Quinto, Olcenengo, Tronzano, Crova, Tricerro, Asigliano, San Germano, Santhià, Rive, Trino, Ronsecco, Caresanablot, Motta, Caresana, Prarolo, Pezzana, Desana, Stroppiana, Costanzana, Palazzolo, Formigliana, Oldenico, Villarboit, Albano, Collobiano, Arborio.  

Lo sciopero a San Damiano di Carisio nel 1923

Nel 1923 ebbe luogo uno sciopero di braccianti a San Damiano di Carisio, per ottenere il saldo delle mercedi dell'annata 1922-23. Il latifondo di San Damiano, per lungo tempo considerato modello del Vercellese, era, in quegli anni, ridotto nella più squallida condizione per l'allontanamento dei fittavoli per realizzare maggior reddito.
Questa fu la prima vertenza di un certo rilievo non più trattata dall'organizzazione sindacale di classe dei lavoratori agricoli vercellesi.  Il contratto monda del 1924 venne stipulato dai sindacati fascisti con 15 lire nette per le lavoratrici locali e 14,50  ore giornaliere per le forestiere per otto ore di lavoro al giorno.

L'orario di lavoro a 9 e 10 ore

Nel 1925, nel nuovo concordato agricolo, si abolì la differenza di salario per la "baraggia vercellese". Dal 29 giugno si concordò che l'orario di lavoro nella monda del riso venisse portato a 9 ore per i lavoratori locali e a 10 ore per i forestieri, col 25 per cento sullo straordinario. Nel 1926 l'alluvione colpì i comuni di Quinto, Oldenico,
Vercelli - Cappuccini e Prarolo ( e, si disse, "si studia da anni, ma non si costruisce mai l'arginatura adeguata").

Nel 1927 si costituì la provincia di Vercelli.  Dopo che si erano insediati il nuovo dirigente del sindacato dei lavoratori Pagnone e il commissario degli agricoltori on. Olmo, si stipulò il patto monda alle seguenti tariffe: monda lire 18,90, premonda lire 15 per ogni giornata lavorativa.  La monda doveva iniziare il 1 giugno, di conseguenza, entro tale data si doveva applicare la tariffa concordata. I  lavoratori che, nel periodo pre-monda, avevano percepito di meno della tariffa concordata di 15 lire, dovevano farsi rimborsare la differenza.  Si era cioè praticamente iniziata la discussione sulle tariffe del lavoro delle mondariso, anche in considerazione della diminuzione subita sul mercato del riso. Dopo il primo accordo intervenuto tra le parti, avvenuto durante la festa di Carisio, e che si chiamò "Patto di Carisio", essendo intervenuto un nuovo ribasso del risone, un gruppo di agricoltori, con una delegazione accompagnata dall'on. Olmo, chiese al Prefetto una riduzione del prezzo dei lavori di monda e pre-monda. Non essendo stato possibile giungere ad un nuovo accordo, la Federazione provinciale degli agricoltori si rivolse a Roma. La richiesta degli agricoltori vercellesi trovò rispondenza anche negli agricoltori delle altre province risicole limitrofe e la vertenza venne deferita alla Magistratura del lavoro, non solo per il Vercellese, ma per tutte le zone risicole d'Italia.  

Nel frattempo, al delinearsi del movimento dei ribassi dei salari in generale, i risicoltori proposero di ridurre il salario della monda del riso di 5 lire al giorno: significava ridurre quasi del 30 per cento i salari concordati di 18-19 lire, riduzione evidentemente troppo alta nei confronti di quelle operate sui salari delle altre categorie di lavoratori.  Alla fine di giugno, in una riunione, con la partecipazione del Prefetto, dei rappresentanti degli agricoltori e del sindacato dei lavoratori si approvò il seguente manifesto, che porta la data del 29 giugno 1927:
"Agricoltori, contadini, constatato che nelle campagne vercellesi il lavoro di monda viene svolto con larga partecipazione di mano d'opera e con la diligenza richiesta dalla tecnica colturale, per cui non si risente disoccupazione, in attesa della pronuncia della Magistratura del lavoro davanti alla quale è stata rimessa la vertenza circa la definizione della mercede della monda così per i mondarisi locali che per i forestieri, si è convenuto tra i rappresentanti, perché l'andamento del lavoro non abbia ad essere turbato da alcun malinteso, quanto segue: salvo sempre il conguaglio in più o in meno, in confronto della pronuncia della Magistratura, è consentita all'agricoltore una ritenuta al lavoratore per i lavori di monda nella misura di L. 2 giornaliere per i forestieri per l'intero periodo di monda e di L. 1,50 da lunedì 20 corrente fino a lavoro ultimato per i locali.  L'importo della ritenuta dovrà essere depositato presso il Podestà del Comune. ".

La vertenza dei mondariso, la prima a carattere nazionale, venne discussa davanti alla Corte di Roma l'8 luglio e venne rinviata al 14 luglio, dopo aver sentito le parti. Nella sentenza si affermò che i prezzi del riso erano scesi dalle 120 lire dei primi di marzo a quota 90 ai primi di giugno (fenomeno a carattere transitorio per la concorrenza straniera) e che per superare la situazione occorreva migliorare la tecnica di coltivazione, ma ridurre altresì le spese della mano d'opera, quindi si accoglieva la richiesta padronale di riduzione dei salari. Fu così decisa la riduzione di 60 centesimi al giorno per tutti: Vercelli, Novara, Pavia, Milano, dal giorno 7 giugno fino al termine della monda, col compenso delle spese di giudizio.

Uno scritto di Li Causi

Girolamo Li Causi, che ebbe una funzione dirigente nella lotta delle mondariso, così riassunse le vicende del 1927:

"Il primo Convegno per affrontare il problema della organizzazione e dell'azione immediata di tutte le categorie di lavoratori agricoli delle province di Novara e Vercelli, con la partecipazione di 27 contadini, fra obbligati avventizi e piccoli proprietari, ebbe luogo alla metà di marzo 1927; si parlò esclusivamente della necessità di riorganizzare le masse in base al programma della Confederazione fissato dal Convegno di Milano del 20 febbraio; si spiegarono i compiti che sarebbero spettati alla Federazione dei lavoratori della terra e all'Associazione di difesa dei contadini poveri; si affermò la necessità di disporre, in vista dell'offensiva agrario-fascista contro i salari, l'agitazione per la campagna della monda del riso; si concertarono gli accordi e i collegamenti da prendere con le forze disponibili nell'Emilia, nel Friuli e in Valle d'Aosta, regioni dove viene reclutato l'esercito delle mondariso, si deliberò la ripresa della pubblicazione de "La Risaia" organo dei contadini vercellesi. Durante il mese di aprile si svolsero sette Convegni di zona precisamente quattro in provincia di Novara e tre in quella di Vercelli per sviluppare l'azione fissata dal Convegno generale del marzo. Alla fine di aprile si ebbe il primo risultato dell'azione confederale: uno sciopero durato tre giorni nelle campagne del Mandamento di Granozzo, nel Basso Novarese".

In maggio viene pubblicata e diffusa in 3.500 copie "La Risaia", che spiega i caratteri della dittatura fascista e quelli della crisi economica conseguente alla dittatura fascista stessa, sottolinea la necessità del fronte unico operaio e contadino, per saldare l'azione del proletariato di fabbrica di Vercelli e Novara con quello dei campi; espone il programma d'azione immediato della Federazione dei lavoratori della terra e dell'Associazione di difesa dei contadini poveri; lancia la parola d'ordine di lotta e di resistenza all'offensiva degli agrari: il salario non si tocca!
La campagna della monda del riso ha il suo inizio ufficiale il primo giugno. Le notti del 30 e del 31 maggio sono consacrate a Convegni di contadini e contadine che si spostano dai loro villaggi per essere presenti il primo giugno nelle cascine sparse in tutta la provincia, in qualità di mondariso. Si assicurano in tal modo i collegamenti per cascina di tutti gli elementi attivi della organizzazione di classe; e siccome, intanto, erano pervenuti i nomi dei compagni e compagne delle altre regioni impegnati nel lavoro della risaia, si ha il modo di collegare per cascina la forza locale con quella forestiera. (...). Il 28 giugno si ha notizia del primo sciopero scoppiato alla Cascina inglese nel Trecatese (Novara); il 29 e 30 gli scioperi scoppiano dappertutto, con particolare intensità nel Mandamento di Granozzo (Novarese), Trino, e Tricerro (Vercelli). Il movimento ebbe tale portata che la Magistratura del lavoro, che si occupò della vertenza qualche giorno prima della fine dei lavori di monda, dovette tenerne conto e la riduzione sui salari fu di 0,60 invece che di 1,50 come chiedevano i padroni. Gli arresti e i fermi, nei giorni della lotta più viva, ammontarono a centinaia; gli arresti mantenuti furono sette: quattro contadini di Tricerro e tre di Trino, trovati in possesso di qualche copia del manifestino di propaganda.

Negli anni che seguirono fino al 1931, proseguì la manovra di riduzione dei salari. Nel 1928 la vertenza per il salario della monda venne deferita al ministero delle Corporazioni perché non si intendeva rinnovare il contratto del 1927 e si concluse con una riduzione del 5 per cento.  Per il 1930 il patto di lavoro per la monda del riso venne concluso a Roma ed il salario venne portato da una media di 17,65 lire alla media di 16,20 lire giornaliere per nove ore di lavoro.  Risale al medesimo anno la consegna dei primi libretti di pensione ai contadini (il più vecchio, Giovanni Conti fu Giuseppe era nato a Caresana il 27 luglio 1855).
Le condizioni di vita dei braccianti e delle mondine vercellesi dell'epoca sono descritte in una relazione che afferma fra l'altro:
"le malattie che
maggiormente colpiscono i contadini sono le malattie acute delle vie respiratorie, le malattie reumatiche, le malattie intestinali, dovute all'abuso di carni di maiale insaccate. La tubercolosi fornisce la maggior parte delle cause di morte della Provincia di Vercelli. Essa trova larga diffusione fra le donne ed i fanciulli che vivono spesso in abitazioni ristrette. La maggior parte degli inconvenienti igienici delle abitazioni rurali consiste nell'umidità che si riscontra di frequente nelle zone risicole, e nella ristrettezza delle abitazioni rispetto al numero degli abitanti".  A proposito dei salari si afferma che la mano d'opera è ribassata, ma è ancora lontana dall'adeguarsi al prezzo del riso. Si scrive che bisognerebbe studiare come andare incontro per altre vie indirette alle famiglie dei lavoratori con "sistemi di compartecipazione, di interessenza, di cottimi; alla concessione di una determinata superficie di terreno per ogni contadino".

Circa le tariffe per la monda del riso per il 1931 al ministero delle Corporazioni non si approdò a nessun accordo e la Corte di Appello di Torino in sede di Magistratura del lavoro fu investita della vertenza che interessava 33.000 braccianti agricoli, e per riflesso anche i 100.000 lavoratori della terra di Pavia e Novara. I dirigenti nazionali dei lavoratori fecero presente che dal 1927 le tariffe per la monda del riso erano scese da 21 lire a 14 lire nel 1930. Vi fu un nuovo tentativo di conciliazione l'8 giugno alla Corte d'Appello di Roma, senza esito, e il 17 giugno la Magistratura del lavoro decise che le tariffe della monda del riso fossero diminuite del 24 per cento. Per i lavoratori locali la paga fu stabilita in lire 11 al giorno, e per i forestieri in lire 10,64, tariffe stabilite anche per il 1932.  Nel 1931 si costituì anche l'Ente Nazionale Risi, che diventerà lo strumento di difesa del prezzo del risone per i risicoltori, con la partecipazione degli industriali e dei commercianti.
Negli anni 1931 e 1932 vennero diffusi alcuni numeri del giornale "La Risaia",
a cura della Federterra e della Confederazione Generale del Lavoro d'Italia, con appelli alle mondine allo sciopero per il salario di 14 lire e le otto ore.
Nel mese di marzo 1933, all'assemblea annuale dei lavoratori agricoli, dopo la relazione del segretario Pozzi e del rappresentante nazionale, Francesco Costa di Olcenengo presentò un ordine del giorno che faceva voti per l'istituzione della Cassa Mutua per le malattie; perché i lavoratori dei campi venissero posti sullo stesso livello degli altri operai per quanto riguardava la assicurazione invalidità, vecchiaia e tubercolosi; perché le paghe relative alla mietitura, trebbiatura cereali estivi e falciatura prati fissate nel 1931 venissero aggiornate alla maggior fatica del lavoro stesso.  
Con l'occupazione della provincia da parte dei nazifascisti ci furono arresti per favoreggiamento a prigionieri inglesi evasi dai campi di concentramento e per connivenza con "ribelli"; arresti di genitori per i figli non presentatisi alle armi; chiusure di esercizi e negozi.  Nel marzo 1943 l'eco degli scioperi della classe operaia, in particolare delle fabbriche di Torino e Milano, si ebbe anche a Vercelli, con scioperi brevi in alcuni reparti della Chatillon, con una vivace partecipazione delle operaie, e ci furono alcuni arresti.
Successivamente si giunse ad iniziative unitarie e incontri tra comunisti, socialisti, rappresentanti del Partito d'Azione, della Democrazia cristiana e del Partito liberale, che portarono alla costituzione del Comitato di liberazione nazionale (Cln) di Vercelli, e alla costituzione di una cinquantina di Comitati comunali, di fabbrica o rionali. Si costituirono anche il Fronte della Gioventù, i Gruppi di difesa della donna, e le Sap (Squadre di azione patriottica).

Gli scioperi del 1943-1944 e 1945 e i manifesti del Cln

Nel giugno 1944 venne dichiarato lo sciopero generale per ottenere l'aumento dei salari in denaro e per la corresponsione di alimenti integrativi a quelli decisamente insufficienti previsti dal razionamento.
Questo il testo di un manifesto diffuso dal Comitato di liberazione nazionale provinciale a sostegno dello sciopero: "Il Comitato di Liberazione Nazionale della Provincia di Vercelli preso atto che oggi, 22 giugno 1944, in parte notevole del territorio vercellese è scoppiato lo sciopero dei braccianti agricoli al fine di ottenere l'aumento delle mercedi in denaro, e, particolarmente la corresponsione integrativa degli indispensabili prodotti alimentari in natura, considerando più che legittime le richieste avanzate dagli scioperanti, approva pienamente il loro atteggiamento energico di lotta. E perciò il Comitato mentre invita tutto il proletariato agricolo vercellese sia ad essere solidale con i suddetti compagni d'avanguardia affinché lo sciopero assuma un carattere deciso e totalitario, sia a persistere nell'astensione dal lavoro fino a quando le richieste non siano state accolte nella loro integrità, assicura per parte sua il più ampio e fraterno appoggio morale e materiale ai lavoratori stessi".

Non conferire il grano agli ammassi

Anche in direzione degli agricoltori e dei contadini furono rivolti inviti a partecipare alla resistenza al fascismo e al tedesco invasore in diverse forme.  "Il Comitato di Liberazione Nazionale della Provincia di Vercelli vista la circolare dell'analogo Comitato Alta Italia (Governo del popolo dell'Italia ancora occupata dai tedeschi); sentiti gli organi tecnici competenti; considerando che il conferimento del grano agli ammassi equivale al suo invio in Germania e, quindi, a provocare l'affamamento del Popolo Italiano, ordina a tutti gli agricoltori e contadini della Provincia di Vercelli, dei quali sono note le benemerenze per il notevole contributo che hanno già dato alla lotta comune, di non conferire il grano agli ammassi, adottando a questo scopo gli accorgimenti che seguono:

a. Ritardare al massimo la trebbiatura del grano. In difetto, usare di preferenza gli antichi mezzi di fortuna e non le macchine, le quali, se necessario, devono essere opportunamente danneggiate onde renderle inservibili per un certo tempo.

b. Nei casi in cui non risultasse possibile evitare la trebbiatura a macchina, bisogna eseguire questa operazione senza che risulti comunque sottoposta a controllo.

c. Distribuire subito il grano trebbiato a tutti coloro che sono in grado di impiantare, in luogo adatto, un piccolo magazzino segreto. Più il grano sarà disperso, meno difficile ne risulterà la requisizione. A questo fine il Comitato Provinciale garantisce fin d'ora il pagamento del grano al prezzo che verrà stabilito qualora il ritiro venisse effettuato da chi non fosse in grado di soddisfarlo immediatamente, e ciò contro la consegna della merce al Comitato stesso al momento in cui sarà dichiarato necessario ed opportuno.

d. Quando sussistessero ostacoli nell'attuazione delle norme su esposte è lasciata facoltà agli agricoltori e ai contadini di valersi di quegli accorgimenti che la loro stessa pratica potrà caso per caso suggerire, purché siano sempre tendenti ad assolvere nel migliore dei modi all'alto dovere civico che il momento e le circostanze impongono".

Anche nel febbraio 1945 venne effettuato uno sciopero da parte dei braccianti della "bassa" per l'aggiornamento dei salari per i lavori primaverili.

Il primo contratto monda dopo la liberazione

Alla fine del mese di maggio 1945 vennero concordate le seguenti tariffe salariali per i lavori di monda e trapianto del riso, approvate anche dal Governatore Alleato (il contratto fu redatto in inglese).
"Tariffe salariali per la monda e il trapianto del riso per il raccolto del 1945.
I seguenti signori in rappresentanza della Camera del Lavoro di Vercelli e degli Agricoltori (proprietari) sono addivenuti al seguente accordo per quanto riguarda la paga per la monda ed il trapianto del riso:
da 14 a 15 anni L. 128 per giornata di otto ore , da 15 anni in poi L. 145 per giornata di otto ore
più Kg. 1 di riso, esente da spese, per ogni giornata lavorativa di 8 ore più una razione di minestra secondo le consuetudini locali.  Lavoratori da altre regioni da 14 a 15 anni L. 114,40 al giorno (8 ore)
da 15 anni in poi L. 130 al giorno (8 ore) più un Kg. di riso, esente da spese, per ogni giornata lavorativa, più distribuzione di cibo secondo le consuetudini locali (accordo degli addetti alla monda del riso 1944).
Per lavoro straordinario (con un massimo di due ore al giorno) c'è un 25 per cento di aumento del salario e un 50 per cento per i giorni festivi.  Tutti i lavoratori dei comuni della Provincia di Vercelli e comuni vicini ad essa, ma in altre province, che possono arrivare sui luoghi di lavoro con propri mezzi sono considerati locali. Le spese di viaggio dei lavoratori non locali devono essere pagate dal datore di lavoro.
Questo è sottoposto all'approvazione del A.M.G.  Per i Proprietari f.to Saviolo
Per la Camera del Lavoro f.to Ferraris  Approvato dal Commissario Provinciale G.B. Moore Maggiore F.A. Ufficiale d'Amm.  


Fonti bibliografiche:
• Irmo Sassone,
Gli scioperi per il salario e le libertà democratiche dal 1927 al 1945
"L'impegno", a. II, n. 3, settembre 1982 -  Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli - Articolo presente sul web alla pagina http://www.storia900bivc.it/pagine/editoria/sassone182.html
• Irmo Sassone, La conquista delle 8 ore - Contributo ipermediale in CD rom.
 

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