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I primi anni del terzo decennio del nostro secolo segnarono il riflusso
del movimento operaio vercellese, anche se nel 1921 ci fu una lotta
sindacale durata novanta giorni, alla Pettinatura Lana di Vercelli.
Questa situazione si ripercosse anche nelle campagne.
Nel 1922 si ridussero del 12 per
cento le tariffe dei lavori agricoli, rispetto al concordato del
1921.
Intanto avevano
luogo le devastazioni e gli incendi delle Leghe e Camere del lavoro, dei
Circoli dei lavoratori e l'occupazione dei municipi a Vercelli e in diversi
comuni del circondario vercellese. Lo sciopero generale di protesta
contro la reazione a Vercelli riuscì solo parzialmente, perché - si scrisse
allora - caduto nei giorni della festa patronale. Si dimisero forzatamente
le amministrazioni comunali di: Vercelli, Quinto, Olcenengo, Tronzano, Crova,
Tricerro, Asigliano, San Germano, Santhià, Rive, Trino, Ronsecco,
Caresanablot, Motta, Caresana, Prarolo, Pezzana, Desana, Stroppiana,
Costanzana, Palazzolo, Formigliana, Oldenico, Villarboit, Albano, Collobiano,
Arborio.
Lo
sciopero a San Damiano di Carisio nel 1923
Nel 1923 ebbe luogo uno sciopero di
braccianti a San Damiano di Carisio, per ottenere il saldo delle mercedi
dell'annata 1922-23. Il latifondo di San Damiano, per lungo tempo
considerato modello del Vercellese, era, in quegli anni, ridotto nella
più squallida condizione per l'allontanamento dei fittavoli per realizzare
maggior reddito.
Questa fu la prima vertenza di un certo rilievo non più trattata
dall'organizzazione sindacale di classe dei lavoratori agricoli vercellesi.
Il contratto monda del 1924
venne stipulato dai sindacati fascisti con 15 lire nette per le lavoratrici
locali e 14,50 ore giornaliere per le forestiere per otto ore di lavoro al
giorno.
L'orario di lavoro a 9 e 10 ore
Nel 1925, nel nuovo concordato agricolo,
si abolì la differenza di salario per la "baraggia vercellese". Dal 29
giugno si concordò che l'orario di
lavoro nella monda del riso venisse portato a 9 ore per i lavoratori locali
e a 10 ore per i forestieri, col 25 per cento sullo straordinario. Nel 1926
l'alluvione colpì i comuni di Quinto, Oldenico,
Vercelli - Cappuccini e Prarolo
( e, si disse, "si studia da anni, ma non si costruisce mai l'arginatura
adeguata").
Nel 1927 si costituì la provincia di Vercelli.
Dopo che si erano insediati il nuovo dirigente del sindacato dei
lavoratori Pagnone e il commissario degli agricoltori on.
Olmo, si stipulò
il patto monda alle seguenti tariffe: monda lire 18,90, premonda lire 15 per
ogni giornata lavorativa. La monda doveva iniziare il 1 giugno, di
conseguenza, entro tale data si doveva applicare la tariffa concordata. I
lavoratori che, nel periodo pre-monda, avevano percepito di meno della
tariffa concordata di 15 lire, dovevano farsi rimborsare la differenza. Si era cioè praticamente iniziata la discussione sulle tariffe
del lavoro delle mondariso, anche in considerazione della diminuzione subita
sul mercato del riso. Dopo il primo accordo intervenuto tra le
parti, avvenuto durante la festa di Carisio, e che si chiamò "Patto di
Carisio", essendo intervenuto un nuovo ribasso del risone,
un gruppo di
agricoltori, con una delegazione accompagnata dall'on. Olmo, chiese al
Prefetto una riduzione del prezzo dei lavori di monda e pre-monda.
Non essendo stato possibile giungere ad un nuovo accordo, la Federazione
provinciale degli agricoltori si rivolse a Roma. La richiesta degli
agricoltori vercellesi trovò rispondenza anche negli agricoltori delle altre
province risicole limitrofe e la vertenza venne deferita alla Magistratura
del lavoro, non solo per il Vercellese, ma per tutte le zone risicole d'Italia.
Nel frattempo, al
delinearsi del movimento dei ribassi dei salari in
generale,
i risicoltori proposero di ridurre il salario della monda del riso
di 5 lire al giorno: significava
ridurre quasi del 30 per cento i salari
concordati di 18-19 lire, riduzione evidentemente troppo alta nei confronti
di quelle operate sui salari delle altre categorie di lavoratori. Alla fine
di giugno, in una riunione, con la partecipazione del Prefetto, dei
rappresentanti degli agricoltori e del sindacato dei lavoratori si approvò
il seguente manifesto, che porta la data del 29 giugno 1927:
"Agricoltori,
contadini, constatato che nelle campagne vercellesi il lavoro di monda viene
svolto con larga partecipazione di mano d'opera e con la diligenza richiesta
dalla tecnica colturale, per cui non si risente disoccupazione, in attesa
della pronuncia della Magistratura del lavoro davanti alla quale è stata
rimessa la vertenza circa la definizione della mercede della monda così per
i mondarisi locali che per i forestieri, si è convenuto tra i
rappresentanti, perché l'andamento del lavoro non abbia ad essere turbato da
alcun malinteso, quanto segue: salvo sempre il conguaglio in più o in meno,
in confronto della pronuncia della Magistratura,
è consentita
all'agricoltore una ritenuta al lavoratore per i lavori di monda nella
misura di L. 2 giornaliere per i forestieri per l'intero periodo di monda e
di L. 1,50 da lunedì 20 corrente fino a lavoro ultimato per i locali.
L'importo della ritenuta dovrà essere depositato presso il Podestà del
Comune. ".
La vertenza dei mondariso, la prima a carattere nazionale, venne discussa
davanti alla Corte di Roma l'8 luglio e venne rinviata al 14 luglio, dopo
aver sentito le parti. Nella sentenza si affermò che
i prezzi del riso erano
scesi dalle 120 lire dei primi di marzo a quota 90 ai primi di giugno
(fenomeno a carattere transitorio per la concorrenza straniera) e che per
superare la situazione occorreva migliorare la tecnica di coltivazione, ma
ridurre altresì le spese della mano d'opera, quindi si accoglieva la
richiesta padronale di riduzione dei salari. Fu così decisa la riduzione di 60 centesimi al giorno per tutti: Vercelli,
Novara, Pavia, Milano, dal giorno 7 giugno fino al termine della monda, col
compenso delle spese di giudizio.
Uno
scritto di Li Causi
Girolamo Li Causi, che ebbe una
funzione
dirigente nella lotta delle mondariso, così riassunse le vicende del
1927:
"Il primo Convegno per affrontare il problema della organizzazione e
dell'azione immediata di tutte le categorie di lavoratori agricoli delle province di Novara e Vercelli, con la partecipazione di 27 contadini, fra
obbligati avventizi e piccoli proprietari, ebbe luogo alla metà di marzo
1927; si parlò esclusivamente della necessità di riorganizzare le masse in
base al programma della Confederazione fissato dal Convegno di Milano del 20
febbraio; si spiegarono i compiti che sarebbero spettati alla Federazione
dei lavoratori della terra e all'Associazione di difesa dei contadini
poveri; si affermò la necessità di disporre, in vista dell'offensiva agrario-fascista contro i salari, l'agitazione per la campagna della monda
del riso; si concertarono gli accordi e i collegamenti da prendere con le
forze disponibili nell'Emilia, nel Friuli e in Valle d'Aosta, regioni dove
viene reclutato l'esercito delle mondariso, si deliberò la ripresa della
pubblicazione de "La Risaia" organo dei contadini vercellesi. Durante il
mese di aprile si svolsero sette Convegni di zona precisamente quattro in
provincia di Novara e tre in quella di Vercelli per sviluppare l'azione
fissata dal Convegno generale del marzo. Alla fine di aprile si ebbe il
primo risultato dell'azione confederale: uno sciopero durato tre giorni
nelle campagne del Mandamento di Granozzo, nel Basso Novarese".
In maggio
viene pubblicata e diffusa in 3.500 copie "La Risaia", che
spiega i caratteri della dittatura fascista e quelli della crisi economica
conseguente alla dittatura fascista
stessa,
sottolinea la necessità del fronte unico operaio e contadino,
per saldare l'azione del proletariato di fabbrica di Vercelli e Novara con
quello dei campi;
espone il programma d'azione immediato della Federazione dei lavoratori
della terra e dell'Associazione di difesa dei contadini poveri; lancia la
parola d'ordine di lotta e di resistenza all'offensiva degli agrari: il
salario non si tocca!
La campagna della monda del riso ha il suo inizio ufficiale il primo giugno.
Le notti del 30 e del 31 maggio sono consacrate a Convegni di contadini e
contadine che si spostano dai loro villaggi per essere presenti il primo
giugno nelle cascine sparse in tutta la provincia, in qualità di mondariso.
Si assicurano in tal modo i collegamenti per cascina di tutti gli elementi
attivi della organizzazione di classe; e siccome, intanto, erano pervenuti i
nomi dei compagni e compagne delle altre regioni impegnati nel lavoro della
risaia, si ha il modo di collegare per cascina la forza locale con quella
forestiera. (...). Il 28
giugno si ha notizia del primo sciopero scoppiato alla Cascina inglese nel Trecatese (Novara); il 29 e 30 gli scioperi scoppiano dappertutto, con
particolare intensità nel Mandamento di Granozzo (Novarese), Trino, e
Tricerro (Vercelli). Il movimento ebbe tale portata che la Magistratura del
lavoro, che si occupò della vertenza qualche giorno prima della fine dei
lavori di monda, dovette tenerne conto e la riduzione sui salari fu di 0,60
invece che di 1,50 come chiedevano i padroni. Gli arresti e i fermi, nei
giorni della lotta più viva, ammontarono a centinaia; gli arresti mantenuti
furono sette: quattro contadini di Tricerro e tre di Trino, trovati in
possesso di qualche copia del manifestino di propaganda.
Negli anni che seguirono fino al 1931,
proseguì la manovra di riduzione dei
salari. Nel 1928 la vertenza per il salario della monda venne deferita al
ministero delle Corporazioni perché non si intendeva rinnovare il contratto
del 1927 e si concluse con una riduzione del 5 per cento. Per il 1930 il
patto di lavoro per la monda del riso venne concluso a Roma ed il salario
venne portato da una media di 17,65 lire alla media di 16,20 lire
giornaliere per nove ore di lavoro. Risale al medesimo anno la
consegna dei primi libretti di
pensione ai contadini (il più vecchio, Giovanni Conti fu Giuseppe
era nato a Caresana il 27 luglio 1855).
Le condizioni di vita dei braccianti e delle mondine vercellesi dell'epoca
sono descritte in una relazione che afferma fra l'altro:
"le malattie che maggiormente colpiscono i contadini sono le
malattie acute delle vie
respiratorie, le malattie reumatiche, le malattie intestinali, dovute
all'abuso di carni di maiale insaccate. La tubercolosi fornisce la maggior
parte delle cause di morte della Provincia di Vercelli. Essa trova larga
diffusione fra le donne ed i fanciulli che vivono spesso in abitazioni
ristrette. La maggior parte degli inconvenienti igienici delle abitazioni
rurali consiste nell'umidità che si riscontra di frequente nelle zone
risicole, e nella ristrettezza delle abitazioni rispetto al numero degli
abitanti". A proposito dei salari si afferma che la mano d'opera è
ribassata, ma è ancora lontana dall'adeguarsi al prezzo del riso. Si scrive
che bisognerebbe studiare come andare incontro per altre vie indirette alle
famiglie dei lavoratori con "sistemi di compartecipazione, di interessenza,
di cottimi; alla concessione di una determinata superficie di terreno per
ogni contadino".
Circa le tariffe per la monda del riso per
il 1931 al ministero delle Corporazioni non si approdò a nessun accordo e la
Corte di Appello di Torino in sede di Magistratura del lavoro fu investita
della vertenza che interessava 33.000 braccianti agricoli, e per riflesso
anche i 100.000 lavoratori della terra di Pavia e Novara. I dirigenti
nazionali dei lavoratori fecero presente che dal 1927 le tariffe per la
monda del riso erano scese da 21 lire a 14 lire nel 1930. Vi fu un nuovo
tentativo di conciliazione l'8 giugno alla Corte d'Appello di Roma, senza
esito, e il 17 giugno la Magistratura del lavoro decise che
le tariffe della
monda del riso fossero diminuite del 24 per cento. Per i lavoratori locali
la paga fu stabilita in lire 11 al giorno, e per i forestieri in lire 10,64,
tariffe stabilite anche per il 1932. Nel 1931 si costituì anche
l'Ente
Nazionale Risi, che diventerà lo strumento di difesa del prezzo del risone
per i risicoltori, con la partecipazione degli industriali e dei
commercianti.
Negli anni 1931 e 1932 vennero diffusi alcuni numeri del giornale "La
Risaia",
a cura della Federterra e della
Confederazione Generale del Lavoro d'Italia, con appelli alle mondine allo
sciopero per il salario di 14 lire e le otto ore.
Nel mese di marzo 1933, all'assemblea annuale dei lavoratori agricoli, dopo
la relazione del segretario
Pozzi e del
rappresentante nazionale,
Francesco
Costa di Olcenengo presentò
un ordine del giorno che
faceva voti per l'istituzione della Cassa Mutua per le malattie; perché i lavoratori dei
campi venissero posti sullo stesso livello degli altri operai per quanto
riguardava la assicurazione invalidità, vecchiaia e tubercolosi;
perché le
paghe relative alla mietitura, trebbiatura cereali estivi e falciatura prati
fissate nel 1931 venissero aggiornate alla maggior fatica del lavoro stesso.
Con l'occupazione della provincia da parte dei nazifascisti ci furono
arresti per favoreggiamento a prigionieri inglesi evasi dai campi di
concentramento e per connivenza con "ribelli"; arresti di genitori per i
figli non presentatisi alle armi; chiusure di esercizi e negozi. Nel marzo
1943 l'eco degli scioperi della classe operaia, in particolare delle
fabbriche di Torino e Milano, si ebbe anche a Vercelli, con scioperi brevi
in alcuni reparti della Chatillon, con una vivace partecipazione delle
operaie, e ci furono alcuni arresti.
Successivamente si giunse ad iniziative unitarie e incontri tra comunisti,
socialisti, rappresentanti del Partito d'Azione, della Democrazia cristiana
e del Partito liberale, che portarono alla costituzione del
Comitato di
liberazione nazionale (Cln) di Vercelli, e alla costituzione di una
cinquantina di Comitati comunali, di fabbrica o rionali. Si costituirono
anche il Fronte della Gioventù, i Gruppi di difesa della donna, e le Sap
(Squadre di azione patriottica).
Gli scioperi del 1943-1944 e 1945 e i manifesti del Cln
Nel giugno 1944 venne dichiarato
lo
sciopero generale per ottenere l'aumento dei salari in denaro e per la
corresponsione di alimenti integrativi a quelli decisamente insufficienti
previsti dal razionamento.
Questo il testo di un manifesto diffuso dal Comitato di liberazione
nazionale provinciale a sostegno dello sciopero: "Il Comitato di Liberazione
Nazionale della Provincia di Vercelli preso atto che oggi, 22 giugno 1944,
in parte notevole del territorio vercellese è scoppiato
lo sciopero dei
braccianti agricoli al fine di ottenere l'aumento delle mercedi in denaro,
e, particolarmente la corresponsione integrativa degli indispensabili
prodotti alimentari in natura, considerando più che legittime le richieste
avanzate dagli scioperanti, approva pienamente il loro atteggiamento
energico di lotta. E perciò il Comitato mentre invita tutto il proletariato
agricolo vercellese sia ad essere solidale con i suddetti compagni
d'avanguardia affinché lo sciopero assuma un carattere deciso e totalitario,
sia a persistere nell'astensione dal lavoro fino a quando le richieste non
siano state accolte nella loro integrità, assicura per parte sua il più
ampio e fraterno appoggio morale e materiale ai lavoratori stessi".
Non conferire il grano agli ammassi
Anche in direzione degli agricoltori e dei
contadini furono rivolti inviti a partecipare alla resistenza al fascismo e
al tedesco invasore in diverse forme. "Il Comitato di Liberazione Nazionale
della Provincia di Vercelli vista la circolare dell'analogo Comitato Alta
Italia (Governo del popolo dell'Italia ancora occupata dai tedeschi);
sentiti gli organi tecnici competenti;
considerando che il conferimento del
grano agli ammassi equivale al suo invio in Germania e, quindi, a provocare
l'affamamento del Popolo Italiano,
ordina
a tutti gli agricoltori e contadini della
Provincia di Vercelli, dei quali sono note le benemerenze per il notevole
contributo che hanno già dato alla lotta comune, di non conferire il grano
agli ammassi, adottando a questo scopo gli accorgimenti che seguono:
a. Ritardare al massimo la trebbiatura del grano. In difetto, usare di
preferenza gli antichi mezzi di fortuna e non le macchine, le quali, se
necessario, devono essere opportunamente danneggiate onde renderle
inservibili per un certo tempo.
b. Nei casi in cui non risultasse possibile
evitare la trebbiatura a macchina, bisogna eseguire questa operazione senza
che risulti comunque sottoposta a controllo.
c. Distribuire subito il grano trebbiato a
tutti coloro che sono in grado di impiantare, in luogo adatto, un piccolo
magazzino segreto. Più il grano sarà disperso, meno difficile ne risulterà
la requisizione. A questo fine il Comitato Provinciale garantisce fin d'ora
il pagamento del grano al prezzo che verrà stabilito qualora il ritiro
venisse effettuato da chi non fosse in grado di soddisfarlo immediatamente,
e ciò contro la consegna della merce al Comitato stesso al momento in cui
sarà dichiarato necessario ed opportuno.
d. Quando sussistessero ostacoli nell'attuazione delle norme su esposte è
lasciata facoltà agli agricoltori e ai contadini di valersi di quegli
accorgimenti che la loro stessa pratica potrà caso per caso suggerire,
purché siano sempre tendenti ad assolvere nel migliore dei modi all'alto
dovere civico che il momento e le circostanze impongono".
Anche nel febbraio 1945 venne effettuato uno sciopero da parte dei
braccianti della "bassa" per l'aggiornamento dei salari per i lavori
primaverili.
Il primo
contratto monda dopo la liberazione
Alla fine del mese di maggio 1945 vennero concordate le seguenti tariffe
salariali per i lavori di monda e trapianto del riso, approvate anche dal
Governatore Alleato (il contratto fu redatto in inglese).
"Tariffe salariali per la monda e il trapianto del riso per il raccolto del
1945.
I seguenti signori in rappresentanza della Camera del Lavoro di Vercelli e
degli Agricoltori (proprietari) sono addivenuti al seguente accordo per
quanto riguarda la paga per la monda ed il trapianto del riso:
da 14 a 15 anni L. 128 per giornata di otto ore , da 15 anni in poi L. 145
per giornata di otto ore
più Kg. 1 di riso, esente da spese, per ogni giornata lavorativa di 8 ore
più una razione di minestra secondo le consuetudini locali. Lavoratori da
altre regioni da 14 a 15 anni L. 114,40 al giorno (8 ore)
da 15 anni in poi L. 130 al giorno (8 ore) più un Kg. di riso, esente da
spese, per ogni giornata lavorativa, più distribuzione di cibo secondo le
consuetudini locali (accordo degli addetti alla monda del riso 1944).
Per lavoro straordinario (con un massimo di due ore al giorno) c'è un 25 per
cento di aumento del salario e un 50 per cento per i giorni festivi. Tutti
i lavoratori dei comuni della Provincia di Vercelli e comuni vicini ad essa,
ma in altre province, che possono arrivare sui luoghi di lavoro con propri
mezzi sono considerati locali.
Le spese di viaggio dei lavoratori non locali devono essere pagate dal
datore di lavoro.
Questo è sottoposto all'approvazione del A.M.G. Per i Proprietari f.to
Saviolo
Per la Camera del Lavoro f.to Ferraris Approvato dal Commissario
Provinciale G.B. Moore Maggiore F.A. Ufficiale d'Amm.
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