Il romanzo realista e la cultura ottocentesca
( tratto da Budriesi, Letteratura: forme e modelli, SEI, vol 3 )

Scienza, filosofia e letteratura nell'età del Positivismo.
 

Nel primo trentennio dell'Ottocento, mentre, dopo l'incisiva ma breve affermazione dei dominio di Napoleone Bonaparte, ovunque in Europa si tentavano di ripristinare secondo il principio di legittimità fissato dal Congresso di Vienna le vecchie istituzioni e le vecchie autorità di governo, alcuni filosofi promossero invece un'analisi attenta della società loro contemporanea, individuandone le contraddizioni e prefigurandone le possibilità di sviluppo secondo principi di carattere liberale e democratico che in qualche misura si richiamavano alle teorie dei più importanti esponenti dell'Illuminismo europeo, a Locke e a Montesquieu.  Di fronte al vigore che il pensiero conservatore aveva riacquistato in questi anni si pensi soprattutto alle tesi di Joseph de Maistre sostenitore di un modello sociale analogo a quello medioevale sorretto dalla fede e dalla credenza nei valori assoluti del potere regale e dei papato, i nuovi pensatori proposero modalità completamente differenti di rapporti sociali ed economici, e, sostenendo le proprie tesi in funzione dello sviluppo tecnico e scientifico, analizzarono la possibilità di una trasformazione sociale promossa senza alcuna brusca frattura rivoluzionaria.  Essi riconobbero infatti il valore precipuo della Rivoluzione francese come evento che aveva determinato una drastica rottura fra passato e presente e che aveva sancito la fine di un'organizzazione sociale ed economica che ancora per larga parte delle modalità di comportamento individuale e collettivo e dei livelli della produttività economica e culturale sollecitò gli intellettuali di quest' età a rivolgersi alla scienza che con le sue nuove scoperte e con le sue nuove elaborazioni teoriche sembrava in grado di offrire all'uomo validi criteri per un saldo dominio della realtà.

Auguste Comte nel Corso di filosofia positiva presentava il proprio progetto di interpretazione storico - critica dell'evoluzione della società umana concependola sotto una generale "legge dei tre stadi, teologico, metafisico e positivo", nell'ultimo dei quali soltanto si sarebbero dovute realizzare pienamente le vere potenzialità umane.
“ Dopo che la teologia e la metafisica avevano tentato nei secoli passati di spiegare i meccanismi della realtà naturale e sociale, il moderno procedere dell'analisi scientifica consentì di individuare le leggi invariabili che guidano la natura e la società umana.”
Grande importanza acquistarono le scienza; sei sono le principali ( matematica, astronomia, fisica, chimica, biologia e sociologia ). L'ultima pone l'attenzione sull'ordinamento politico sociale del mondo moderno ed è la nuova scienza che applica modelli scientifici all'analisi della società.
Con l'opera L'origine della specie dei 1859 Charles Darwin (1809-1882), offrì il supporto speculativo Più fertile per la comune concezione evoluzìonistico-positiva dominante nei primi decenni della seconda metà dell'Ottocento.  Le specie hanno origine da una iniziale varietà, che viene a distinguersi e a differenziarsi secondo modi peculiari in ragione della selezione imposta dalla lotta per l'esistenza.  Applicando qui la teoria di Malthus, l'individuo non può fare a meno di lottare per conquistare le risorse necessarie alla propria sopravvivenza, sempre più scarse di fronte all'accrescersi in progressione geometrica della popolazione. Secondo un modello di teoria sociale che può essere fatto risalire a Hobbes, Darwin sottolinea che tra le tante specie e tra i tanti individui di una stessa specie sopravvive chi è più adatto ad acquisire in natura ed a sviluppare ciò che gli serve all’interno di un determinato contesto di vita. La tesi della," sopravvivenza del più atto" viene a contrapporsi a quella di derivazione lamarckiana che sostiene che la “funzione crea l'organo", nel senso che vi sarebbe un progressivo adattamento all'ambiente da parte dell’animale che sviluppa gli organi necessari ad acquisire le risorse per la propria sopravvivenza in relazione a ciò che l'ambiente stesso offre.  In ogni caso, con estrema chiarezza ne L'origine dell'uomo del 1871, Darwin sostiene che la teoria evoluzionistica deve essere applicata anche all'uomo.  Ogni concezione romantica e spiritualistica che vedeva nell'uomo qualche cosa di idealmente superiore deve essere bandita secondo Darwin, poiché fuorviante rispetto alla comprensione dell'esatta collocazione dell'uomo nella realtà dell'universo.  Non si contesta la superiorità dell'uomo, ma si ritiene che questa superiorità derivi, in accordo con quanto in generale si afferma nella scienza positivistica, da un progressivo specializzarsi di differenze quantitative e non da una differenza qualitativa tra l'uomo e l'animale: in questo senso, anche le manifestazioni della vita psichica devono essere analizzate in stretta connessione con l'evoluzione dell'organismo materiale.

Tra i filosofi che maggiormente recepirono la teoria darwiniana fu l'inglese Herbert Speneer (1820 - 1903), a procedere, sulla scorta anche delle precedenti riflessioni di Hobbes e di Stuart Mill, ad una rielaborazione sistematica dei principi evoluzionistici.  Questi divennero i criteri fondamentali dell'indagine filosofica; e quei principi generali ( indistruttibilità della materia, continuità del movimento, persistenza della forza ) che la scienza aveva individuato, dovevano anche regolare l'analisi condotta dalla filosofiaTuttavia compito specifico di quest' ultima è quello di pervenire alla definizione delle leggi del complesso, dall'omogeneo all'eterogeneo, dall' incoerente al coerente, dall'uniforme al multiforme.  L'applicazione di queste tesi nel campo della psicologia e dell'etica individuale e nel campo sociale lo indusse a sottolineare, come era stato per Comte, uno sviluppo graduale delle facoltà umane e delle trasformazioni sociali, ma anche ad accentuare il carattere di vivente organicità dell'intero corpo della società e dei modi in cui esso si esprimeva nelle diverse forme di produzione economica e culturale.

Alla definizione della specificità del fatto letterario secondo la teoria positivista diedero il più rilevante contributo un filosofo e critico francese Hyppolite Taine (1828-1893), e uno scrittore, Emile Zola.
Taine
riteneva che, contro lo Spiritualismo e il misticismo risorgenti di stampo prettamente conservatore, occorresse ripristinare quella tradizione filosofica che aveva la propria origine nella cultura illuministica, assolutistica e positivistica.  Come ogni altra modalità di analisi della realtà, anche la critica letteraria doveva divenire scienza. esaminare cioè l'opera d'arte secondo parametri oggettivi. Questi parametri sono per Taine:
·    
la race ( ereditarietà ), le milieu ( ambiente sociale ) e le moment (momento storico ).
·   
 l'opera d'arte è come un organismo vivente, infatti ha una propria vita autonoma e viene spiegata con le
     condizioni, gli elementi costitutivi che l'hanno prodotta

Il medico e fisiologo Claude Bernard con la sua Introduzione allo studio della medicina sperimentale attira l'attenzione dei letterati e dei romanzieri dell'epoca soprattutto per quanto concerne le modalità di comprensione e rappresentazione dei processi psichici.  
 

Caratteri e strutture espressive del romanzo realista e lento passaggio al naturalismo.
 

L'evoluzione del romanzo europeo nel XIX secolo si legò strettamente all'affermarsi del Positivismo e se il successo della forma romanzesca,  fino agli ultimi decenni del secolo, sembrò relegare la poesia in secondo piano, fu proprio per la sua maggiore duttilità e funzionalità rispetto agli scopi di oggettiva descrizione del reale che gradualmente i letterati si prefissero e che sfociò in tutta l'Europa, nell'affermarsi del Realismo e della sua variante scientifica, il Naturalismo.
Il processo che andò dal Realismo al Naturalismo e al suo superamento, già avvertibile alla fine del secolo, non fu omogeneo in tutte le nazioni, anche se i caratteri della nuova prosa rivelano anche numerose affinità.  A partire almeno dagli anni Trenta si generalizzò una reazione antiromantica che operava ancora dall'intemo del movimento.  Il primo sintomo fu il diffondersi di un interesse sociale che spinse gli autori a non accontentarsi più di costruire una vicenda interessante ed emozionante, ma a perseguire anche una finalità informativa di tipo sociologico, inserendo l'intreccio romanzesco entro una vasta cornice descrittiva dalla quale emergessero i tratti salienti e caratteristici dell'ambiente socio - economico contemporaneo.  Dal punto di vista tematico, tanto il Realismo che il Naturalismo significarono un progressivo ampliarsi dell'oggetto della rappresentazione fino ad includere gradatamente tutte le classi sociali, nel tentativo sia di fornire un quadro il più esaustivo possibile del reale, sia di esercitare una attiva e concreta critica delle ingiustizie del sistema.  Questa trasformazione rappresentò un'evoluzione del romanzo storico, dal quale si mutuarono sia la duplicità dei piani (fantastico e reale) sia l'importanza di una rigorosa documentazione.  Gradualmente, poi, lo sfondo venne ad assumere una posizione più rilevante di quella della vicenda narrata, determinando un uso sempre più massiccio della descrizione, non più evocativa o suggestiva, ma più o meno rigorosamente finalizzata a fornire al lettore una serie di informazioni.
Da un punto di vista ideologico, i presupposti che determinarono una tale evoluzione sono rintracciabili all'interno del sistema di valori del Positivismo.  Concepire il romanzo come uno strumento per trasmettere un sapere di tipo sociologico (come fecero, sia pure con modalità diversi,   Balzac, Zola, Dickens, Tolstoj, Verga ) significava considerare il mondo stesso come un testo leggibile, la cui verità potesse essere compresa e posseduta (dall'autore) e ritrasmessa (al lettore) . Sia l'atteggiamento materialistico,  che lo storicismo positivistico, inoltre, influirono nella nuova forma romanzesca, condizionandone la scrittura, chiamando in causa il suo rapporto con la realtà esterna: la novità più vistosa della nuova corrente letteraria fu infatti l'enorme spazio che gradualmente si conquistò la descrizione, e dalla sua illusione di poter copiare senza scarti un mondo esterno al quale costantemente rimanda. D’altra parte la volontà di rappresentare gli oggetti senza mediazione alcuna spinse l'autore realista ad abbracciare sempre più esclusivamente il criterio dell'impersonalità dell’arte, demandando la descrizione allo
sguardo del personaggio (testimone oculare) cercando di interferire il meno possibile con questa  visione. Tale atteggiamento ebbe due importanti conseguenze.

·  Esso portò gradualmente alla scomparsa dell'autore onnisciente, soprattutto quando gli intenti del narratore non erano marcatamente moralistici
· 
Inoltre, esso instaurò un nuovo rapporto asettico e scientifico fra autore e lettore, poiché il messaggio letterario, assumendo un valore esclusivamente informativo, si spogliava di ogni tensione emotiva
L'assenza di valenze affettive o suggestive, d'altra parte, è visibile tanto nelle tematiche (che rifuggirono, o almeno fecero un uso in genere più modesto che in passato di scene realmente tragiche, patetiche o strappalacrime) quanto in un linguaggio che ebbe come caratteristiche primarie l'assertività ( poiché il testo realista comunica una certezza) e la ridondanza (poiché il testo realista vuole garantire la facile leggibilità ).  L'atteggiamento assertivo si tradusse nella ricerca dell'esplicita denotazione piuttosto che della connotazione implicita e quindi sfuggente.
Il carattere ridondante del linguaggio realistico si espresse soprattutto nelle lunghe liste ed elenchi di cui sono ricche quasi tutte le descrizioni, nonché nell'ampio uso della parafrasi definitoria, nell'insistita esaustività descrittiva.

Il personaggio presuppone:
·       
la descrizione di una sfera sociale di attività (ambiente socio-professionale)
·       
la descrizione del locale in cui si svolge la sua attività ( il sacerdote verrà descritto nella sua chiesa, il salumiere nella sua salumeria,…)
·       
la descrizione della sua attività professionale specifica (il salumiere sarà appunto descritto nella sua salumeria mentre prepara il suo sanguinaccio, il sacerdote nella sua chiesa nel momento in cui celebra la messa,...)
L'ultima conseguenza dell'atteggiamento realistico riguardò il personaggio che, proprio per garantire il difficile equilibrio fra finzione e realtà e non alterare la freddezza informativa dei testo, non poté più assurgere a dimensioni realmente eroiche ed eccezionali.

La scoperta della realtà sociale: nuovi canoni espressivi.
Modelli europei e Naturalismo francese.


Secondo una definizione del critico E. Auerbach, peraltro condivisa da diversi studiosi," le basi del realismo moderno sono da un lato la trattazione seria della realtà quotidiana  e il fatto che più estesi ceti sociali e socialmente inferiori siano assurti a oggetti d'una raffigurazione problematico-esístenzíale. Dall'altro lato l'inserimento di persone e di avvenimenti qualsiasi e d'ogni giorno nel filone della storia contemporanea, del movimentato sfondo storico». 
Dal punto di vista stilistico, questa innovazione tematica che innalza alla sfera "seria" e spesso tragica  situazioni e personaggi tradizionalmente sfruttati come fonte di comicità provocò una commistione tra elemento comico e tragico,del tutto nuova,  che spezzò definitivamente la rigida distinzione classica degli stili grazie anche all'adozione di modalità espressive più colloquiali e caratterizzanti svariati registri linguistici.
Queste caratteristiche sono tipiche di tutta la letteratura europea dopo il 1830, ma si ritrovano in modo ora più ora meno assolutizzato a seconda delle varie esperienze nazionali.
La situazione francese risulta nel complesso la più avanzata, come d'altra parte testimonia la stessa evoluzione dall'atteggiamento realistico all'elaborazione di un’estetica naturalistica e alla creazione di un vero e proprio movimento caratterizzato dalla ricerca di uno stile comune e dal riconoscimento di comuni obiettivi, da una più profonda e disincantata comprensione dei meccanismi economico-sociali, messi a nudo sempre più esplicitamente e senza mediazioni moralistiche, nonché da una notevole coscienza negli intellettuali della loro funzione ideologica e politica. l motivi  di questo primato sono molteplici, ma un punto di riferimento imprescindibile è costituito dall'atmosfera politica che si determinò dopo i moti della prima metà del secolo e soprattutto dopo l'insuccesso del 1848 e il colpo di Stato di Luigi Napoleone che da un lato determinò una profonda delusione negli spiriti più libertari ed avanzati e dall'altro rese più marcata la differenziazione delle classi sociali, con il conseguente evidenziarsi delle ingiustizie verso i ceti più umili e della corruzione, spesso sfrenata, della nuova aristocrazia borghese. 
Questo spiega il predominante carattere politico e sociale del movimento naturalista che raccolse pittori, letterati e artisti che si appropriarono del nuovo metodo di indagine scientifica offerto dal Positivismo per usarlo come strumento di intervento sociale.  La ricerca dell'obiettività più rigorosa, l'impegno costante ad aderire alla realtà presente, i frequenti riferimenti alla vita politica del tempo, il graduale rivolgersi verso le fasce meno abbienti per smascherare le ingiustizie di cui erano vittime o l'abiezione cui erano costrette sono tutti segni caratteristici di un’arte molto attenta al sociale. Gli attacchi continui dei critici più conservatori, gli  scandali creati dalla pubblicazione di molti romanzi naturalisti, nonché le vicissitudini giudiziarie di alcuni personaggi chiave di questa corrente ( quali ad esempio Flaubert e Zola )  testimoniano come la conflittualità fra il nuovo movimento e l'ideologia dominante fosse chiaramente operante.


Courbet, L'atelier del pittore, 1855


Inghilterra

In Inghilterra, dove pure era esistita una tradizione realistica anteriore a quella francese, il romanzo non si evolvette mai verso forme marcatamente naturalistiche, poiché la coscienza degli squilibri sociali venne sempre mediata dal moralismo conciliante e dall'utilitarismo che poi trionfarono definitivamente nella seconda metà del secolo, nel periodo più florido dell’epoca vittoriana.Il più famoso autore del tempo fu Charles Dickens    ( 1812 – 1870 ) che scrisse il Il circolo Pickwick, David Copperfíeld, Oliver Twist, La piccola Dorrit,  Tempi difficili, Bleak House e molti altri fortunati romanzi. li suo tema prediletto, la rappresentazione della brutalità del sistema nei confronti dei più deboli ( i bambini, i poveri, le vittime di una giustizia iniqua e dello sfruttamento)  parrebbe situarlo fra gli scrittori progressisti, ma nel complesso egli non andò mai oltre un atto di accusa che poi si risolve, paternalisticamente, in una riconciliazione finale dove i cattivi vengono puniti e i buoni ottengono il premio delle loro sofferenze passate, purché non si siano mai abbandonati ad un ribellismo pericoloso e abbiano invece sopportato pazientemente ogni avversità e ingiustizia senza mai derogare da solidi principi morali.


G. Dorè, Pauperismo a Londra ( incisione )
il problema richiama le tematiche del romanzo di Dickens "Tempi difficili"



Questa mancanza di un radicalismo critico si riflette anche nella struttura narrativa che, in Dickens come negli altri romanzieri inglesi contemporanei, non esibisce mai l'impassibilità naturalistica né rifiuta il colpo di scena risolutore, per quanto melodrammatico o inverosimile.  La fortuna eccezionale riscossa da Dickens determinò il trionfo di una nuova forma editoriale, la pubblicazione dei lunghi romanzi a fascicoli mensili, che divenne quasi esclusiva in Inghilterra per diversi decenni e si diffuse poi anche all'estero.  Essa si affermò di pari passo con l'aumento del numero dei lettori (i quali potevano ora permettersi opere che, acquistate in volume unico, avrebbero avuto un prezzo proibitivo) e finì per influenzare sia la struttura del romanzo (poiché erano necessarie tematiche atte a tener desta l'attenzione del destinatario e una ridondanza sufficiente a permettergli di riconnettere con facilità le varie puntate alle precedenti ), sia il linguaggio, che si semplificò per rendersi facilmente comprensibile a lettori di livello culturale spesso modesto.  Di qui il senso di popolarità e di fruibilità immediata che caratterizzò la maggior parte dei romanzi inglesi del periodo.

Dopo la metà del secolo, per l'ottimismo che si diffuse e dominò nel periodo víttoriano, la problematica sociale venne per lo più relegata in secondo piano, mentre continuò a dominare incontrastata un'impostazione morale che si ritrova anche nei romanzi di William Makepeace Thackeray ( 1811-1863) come La fiera delle vanità e Barry Lyndon il cui interesse centrale è il conflitto fra realtà e apparenza nel comportamento umano. Egli, pur situando le sue vicende in un ampio sfondo storico sociale, concentra l'analisi quasi esclusivamente sull'alta borghesia.

Con George Eliot (1819 -1880) il realismo inglese assunse una più profonda dignità, almeno per quanto riguarda la coscienza della funzione intellettuale e ideologica dell'artista.  Nelle sue opere ( Il mulino sulla Floss, Silas Marner, Middlemarch, Daniel Deronda) si n'trova non solo il realismo descrittivo, ma i personaggi sono per la prima volta inseriti in un contesto economico che appare determinante per la loro evoluzione psicologica.  Era quest'ultima ad interessare in particolare l'autrice che rivela una notevole finezza di analisi, anche se, ancora una volta, ella si rivolge quasi esclusivamente ad indagare dilemmi di natura morale e di portata universale e a mettere in scena la disparità fra valori reali e valori fittizi.
Mancò dunque in Inghilterra quell' interesse reale dei letterati per la realtà quotidiana e per le classi più umili, quella coscienza sociale e quell' atteggiamento contrappositivo nel confronti dell'ordine costituito che invece si manifestò in Francia. I vincoli con la borghesia qui erano così stretti che gli intellettuali preferirono rifugiarsi in un aristocratico moralismo
 


Germania

Del tutto particolare fu l'evoluzione del romanzo in Germania, dove, dopo lo scioglimento, in seguito alla delusione del 1848, del gruppo degli scrittori della Giovane Germania costituitosi negli anni Trenta intorno ad un progetto di letteratura sociale ed impegnata, si aprì - un lungo periodo di stasi, anche se non mancarono del tutto narratori di un certo rilievo come Adalbert Stifter (1805 - 1868) e soprattutto Theodore Fontane (1819-1898), autore di Errori e turbamenti e di Effi Briest , che sono i romanzi più vicini al realismo modernoPer il resto, l'esperienza realistica fu pressoché inesistente e l'attenzione al presente e alla quotidianità si sviluppò solo alla fine del secolo, per lo più nelle forme grottesche ed esasperate dell'espressionismo.
Comune agli scrittori tedeschi più illustri che si dedicarono a rappresentare il loro tempo, era l'attaccamento al vecchio angolo in cui avevano le loro radici; e così gli ingredienti poetici, romantici, e anche robustamente borghesi, resero per molto tempo completamente impossibile quella radicale mescolanza degli stili già presto compiutasi in Francia» (E.  Auerbach ).


Russia

Straordinaria fu invece la fioritura realistica in Russia, paese tradizionalmente separato dal resto d’Europa per l'arretratezza della sua organizzazione politica: il romanzo divenne la forma privilegiata per dar voce allo scontento di un ceto intellettuale ansioso di rinnovamento, che si andava ampliando e manifestava, nel suo complesso, un atteggiamento progressista e socialmente impegnato.

Praticamente fino alla fine dell'Ottocento il nodo centrale intorno al quale si confrontarono i letterati russi fu il conflitto fra libertà e legge nel quale confluivano motivi illuministici (desunti soprattutto da J.J. Rousseau), romantici e positivistici dando forma ad un'originale concezione estetica non pienamente riconducibile ad alcuno dei movimenti sviluppatisi nel resto d’Europa. In tale conflitto si rifletté la contrapposizione fra un individuo -   l'intellettuale - ormai partecipe delle istanze progressiste autoctone e straniere, e i residui dì un ordinamento statale ancora quasi feudale, nel quale la minaccia alla libertà del singolo non veniva dall'impersonale ed inarrestabile meccanismo produttivo, ma dal permanere di una gerarchia rigida, di un potere e forme di controllo rimaste pressoché inalterate da secoli, di una tradizione dalla quale sembrava impossibile affrancarsi. L'autore forse più significativo del realismo russo è Lev Tolstoj ( Guerra e pace, Anna Karenina, Resurrezione )


Francia

Fu Honoré de Balzac a determinare, con una vera e propria rivoluzione letteraria, l'affermarsi del romanzo realista ottocentesco nella sua forma già compiuta. Non mancavano in Francia, intorno agli anni Trenta, altri potenti narratori, fra i quali Victor Hugo e Henry Beyle (Stendhal).  Ma nel vasto affresco dei Miserabili l'imponente descrizione storica della Francia della restaurazione e l'attenzione alla realtà sociale fanno solo da contrappunto alla vicenda umana di Jean Valjean, l'ex - forzato che si riscatta, riuscendo a far trionfare la propria volontà sugli eventi, ed è dunque la visione etica, piuttosto che l'interesse sociologico, pur esistente, a strutturare la vicenda.
In Stendhal (1783-1842), d'altra parte, autore di romanzi famosissimi quali Il rosso e il nero e La certosa di Parma, le componenti illuministiche (razionalità e distacco), ancora prepotentemente presenti, frenano lo sviluppo di un atteggiamento realmente storicistico: persino le novelle ispirate a cronache rinascimentali italiane ( I Cenci del 1837, La badessa di Castro del 1839) tendono a mettere in rilievo conflitti psicologici atemporali, mentre il tipico eroe stendhaliano è pur sempre l'aristocratico individuo romantico, che una sensibilità superiore separa da un volgo mai veramente indagato in una scrittura che è sì  realistica  (soprattutto in senso psicologico), ma che limita rigorosamente il suo oggetto alle fasce più elevate della società.

Nell' opera di Balzac, per la prima volta, la prospettiva muta radicalmente: l'oggetto della relazione causale profonda, se pure tale relazione non si fa ancora definitivamente deterministica.
La società non fa dell'uomo, a seconda degli ambienti in cui si svolge la sua azione, altrettanti uomini differenti quante varietà vi sono in zoologia?  Le differenze fra un soldato, un operaio, un amministratore, un avvocato, un fannullone, un dotto, un uomo di Stato, un  commerciante, un marinaio, un poeta, un povero, un prete sono, benché più difficili da cogliere, altrettanto considerevoli di quelle che distinguono il lupo il leone, l'asino, il corvo, lo squalo, il bue marino, la pecora … Sono dunque esistite, esisteranno dunque da sempre delle specie sociali come vi sono delle Specie zoologiche. .. "
Così scrive Balzac nella Prefazione alla Commedia umana, giungendo ad istituire un parallelismo fra l'attività descrittiva del narratore e quella classificatoria dei naturalista. La Società (significativamente assolutizzata dall'uso della lettera maiuscola) si sostituisce, o meglio si sovrappone, assimilandola, alla Natura, e diviene principio formatore dell'individualità e della psicologia dell'uomo.  L'immobile ed eterna "natura umana" si dinamizza, sottoposta alle leggi di costante trasformazione che reggono l'organizzazione sociale; il presente non costituisce più un'entità assoluta, ma si offre come risultato di un processo storico - genetico, magari non apertamente descritto, ma evidente nel complesso tessuto degli eventi, delle situazioni, delle psicologie. Il tema del denaro (già peraltro presente nella letteratura europea, a partire almeno da Defoe ) assunse nuova importanza, interferendo nelle descrizioni degli interni ( la contrappostone tra ambienti squallidi e sfarzosi è sempre centrale) nonché nella mentalità del personaggio, in quanto capace di condizionarne sia le pulsioni interiori che gli atteggiamenti esteriori (ambizione, coscienziosità produttiva, gusto dello spreco, avidità ecc.) con una profondità di analisi del tutto nuova.

L'analogia istituita dallo stesso Balzac fra letteratura e biologia, d'altra parte, orientò una poetica che portava in primo piano la nuova concezione organica dell'individuo, punto di incontro di influssi diversi che gli derivavano dalla propria storia personale, dall'ambiente in cui viveva e dalla sua intima disposizione morale : ne derivò, forse per la prima volta, un figura realmente complessa, dotata di una profondità psicologica che l'autore si proponeva di indagare, così che alla svolgersi e al concatenarsi della vicenda si affiancò, confondendosi con essa, una dimensione verticale, di penetrazione psicologica di un individuo ben determinato e uguale solo a se stesso.

La linearità della narrativa di Balzac rivela una sostanziale adesione del romanziere alla mentalità economica borghese, una totale assenza di conflittualità con una situazione storico - sociale che appare a un tempo straordinariamente dinamica e chiara, priva di ambiguità.  Questa fiducia, di stampo già quasi positivistico, nella possibilità di interpretare correttamente il reale si riflette in quella realtà priva di incertezze che caratterizza il testo balzachiano, nel quale l'autore svolge un'evidente e prioritaria funzione informativa.

Fu Gustave Flaubert ad infrangere quel rapporto privilegiato fra narratore onnisciente e narrazione che aveva come corollario l'atteggiamento didattico nei confronti di un lettore costantemente guidato dalle valutazioni, implicite o esplicite, dell'autore. " Sentiamo, è vero, parlare lo scrittore, ma senza che egli esprima opinioni o commenti. Il suo compito si limita a scegliere i fatti e a tradurli in linguaggio, e questo avviene con la convinzione che ogni fatto interpreta se stesso e gli uomini che ad esso partecipano molto meglio e molto più compiutamente di quanto possa fare qualsiasi opinione o giudizio che gli si aggiunga.  L'arte di Flaubert riposa su questa convinzione e dunque su una profonda fiducia nella verità del linguaggio, usato con senso di responsabilità e vigilante onestà» (E.  Auerbach).

Il romanzo naturalista o sperimentale.

E' in un saggio del critico letterario, storico e filosofo Hyppolite Taine (1828-1893) su Balzac che vennero per la prima volta teorizzati i concetti che furono alla base dei Naturalismo e, primo fra tutti, il determinismo che lega l'individuo all'ambiente :
 
"L' uomo, afferma lo studioso francese, "non è una ragione indipendente , superiore, sana di per se stessa, capace di raggiungere col suo solo sforzo la verità e la virtù, ma è una qualunque forza, dell'ordine di tutte le altre, la quale riceve dalle circostanze il suo grado e la sua direzione”.
Abbandonata ogni ottimistica fiducia in un assoluto di stampo romantico e stabiliti ben precisi limiti alle potenzialità etico - conoscitive di un uomo che appare ineluttabilmente vincolato al contesto in cui matura ed opera, Taine elaborò una teoria filosofico - letterarta che di fatto (per un suo certo dogmatisimo limitante) eliminava la storia come primario fattore evolutivo per sostituirle alcune leggi immutabili sintetizzate nei tre famosi principi che egli enunciò nella Storia della letteratura inglese del 1863: ereditarietà ( race ), ambiente sociale ( milieu ), momento storico (importanza della situazione storica).  Anche se, apparentemente, l'ultimo termine sembra reintrodurre una prospettiva dinamica, la sua evidente subordinazione agli altri due, nonché la fissità schematica della teoria evoluzionistica così delineata, segnalano il dogmatismo che la visione positivistica assunse nelle formulazioni di Taine. Soprattutto in seguito alla significativa perdita di importanza del fattore temporale rispetto a quello ambientale.

Sui nuovi indirizzi del romanzo pesò la sconfitta dei moti liberali del 1848.  Anche questa volta, come nel 1789 e nel 1830, la Rivoluzione era seguita a un periodo di fervore intellettuale fecondissimo e, come le rivoluzioni precedenti, si era conclusa con la sconfitta della democrazia e della libertà intellettuale.  La vittoria della reazione provocò un certo appiattimento del pensiero.  La congiura dell'alta borghesia contro la rivoluzione, la denunzia della lotta di classe come un tradimento verso la nazione, che divise in due campi avversi una società per sua natura pacifica, la soppressione della libertà di stampa, la creazione della nuova burocrazia come il più forte sostegno del regime, l'insediarsi dello stato poliziesco come giudice supremo in ogni questione di morale e di gusto, provocarono nella cultura della Francia una scissione senza precedenti.  “Si determinò così fra gli intellettuali quel contrasto tuttora aperto fra conformismo e ribellione, e quell' opposizione allo stato che ha trasformato una parte degli intellettuali in un elemento di disgregazione» (A.  Hauser ).
Questa frattura fra intellettuali e pubblico, già evidente nell'individualismo di Flaubert, fu addirittura celebrata nella Prefazione a Germinie Lacerteux dei fratelli De Goncourt vero e proprio manifesto dell'estetica naturalistica che sancì, fra l'altro, il rifiuto dei filisteismo borghese, dell'arroganza pretenziosa e della decadenza del gusto.  Vale la pena di leggere tale Prefazione per intero:

"Bisogna che chiediamo scusa al pubblico d'offrirgli questo libro, e che lo mettiamo sull'avviso circa quello che vi troverà. Al pubblico piacciono i romanzi falsi: questo è un romanzo vero. Al pubblico piacciono i romanzi che si danno l'aria d'entrare nel gran mondo: questo libro viene dalla strada. Esso ama i libriccini licenziosi, i ricordi delle zitelle, le confessioni d'alcova, le sudicerie erotiche, lo scandalo che alza le gonne in una vignetta nelle vetrine dei librai; questo che leggerà è invece severo e puro.  Non aspettatevi la fotografia scollacciata dei piacere: lo studio che segue è la clinica dell'amore. Al pubblico piacciono inoltre le letture anodine e consolanti, le avventure che finiscono bene, le fantasie che non disturbano né la sua digestione né la sua serenità: questo libro, con la sua distrazione triste e violenta, è fatto per contrariare le sue abitudini e nuocere alla sua igiene. Perchè dunque l'abbiamo scritto?  Semplicemente per urtare il pubblico e scandalizzare i suoi gusti?  No.
Vivendo nel secolo XIX, in tempo di suffragio universale, di democrazia, di liberalismo ci siamo domandati se quanto va sotto il nome di classi inferiori  non avesse diritto al romanzo; se questo mondo sotto un mondo, il popolo, dovesse restare sotto l'interdetto letterario e il disdegno degli autori, che finora hanno taciuto sull'anima e sul cuore che esso può avere.  Noi ci siamo chiesti se, in questi anni d'uguaglianza in cui viviamo, esistono ancora classi indegne, disgrazie troppo abiette, drammi troppo sguaiati, catastrofi in cui il terrore è troppo poco nobile.  Ci è venuta la curiosità di sapere se questa forma convenzionale d'una letteratura dimenticata e d'una società sparita, la tragedia, non fosse morta definitivamente; se in un paese senza caste e senza aristocrazia legale, le miserie dei piccoli e dei poveri non parlassero all'interesse, all'emozione, alla pietà, con voce altrettanto alta quanto le miserie dei grandi e dei ricchi; se, in una parola, le lacrime che si piangono in basso, potessero far piangere come quelle che si piangono in alto.
Questi pensieri ci avevano portato ad osare l'umile romanzo di suor Filomena nel 1861; e oggi ci fanno pubblicare Germinie Lacerteux. Ora, a questo libro poco importa d'essere calunniato.  Oggi che il romanzo s'espande e ingrandisce, e incomincia ad essere la grande forma seria, appassionata, vivente dello studio letterario e dell'inchiesta sociale e, attraverso l'analisi e la ricerca psicologica, diventa la storia morale contemporanea; oggi che il romanzo s'è imposto gli studi e i doveri della scienza, può rivendicarne le libertà e le franchigie.  E cerchi esso l'Arte e la Verità : mostri miserie tali da non esser dimenticate dai felici di Parigi; faccia vedere alle persone del gran mondo quello che le dame di carità hanno il coraggio di vedere, quello che le regine un tempo ponevano sotto gli occhi dei loro figli negli ospedali: la sofferenza umana, presente e viva, che insegna la carità; abbia il romanzo quella religione che il secolo passato chiamava col largo e grande nome di "Umanità"; questa coscienza gli basta; il suo diritto è qui»

Oltre alla rivendicazione dell'essenziale nel romanzo, I'affermazione più significativa, per quanto riguarda lo svilupparsi della poetica naturalistica, è la definizione di Germinie Lacerteux come di uno studio che.. è la clinica dell 'amore. Il romanzo non si propone come fine prioritario il diletto del pubblico, ma si presenta e si autodefinisce come studio, cioè analisi e interpretazione di dati tratti dal reale e non dalla fantasia, con uno scopo essenzialmente conoscitivo. Se si pensa che, prima del 1830, il genere romanzesco, nonostante il successo di alcuni autori, veniva ancora guardato con diffidenza e alterigia dagli accademici, si comprende il radicale mutamento intervenuto; ora è possibile affermare, sia pure in modo polemico, che esso sia la forma letteraria più appropriata all'indagine del reale, la grande forma seria, appassionata, vivente dello studio letterario e dell'inchiesta sociale, che attraverso l'analisi e la ricerca psicologica, diventa la storia morale contemporanea.
Documento, strumento di indagine e conoscenza dei rapporti sociali, delle profondità psicologiche e dei valori etici di un'epoca, il romanzo vedeva precisarsi la propria nuova natura scientifica in senso medico (clinica ), poiché i temi cui esso si rivolgeva erano la misería, l'abiezione, la sofferenza. Se Balzac aveva celebrato e rappresentato tutte le fasce della borghesia, con i Goncourt si aprì dinanzi al lettore un’ampia galleria di personaggi umili ( Germínie Lacerteux, ad esempio, è una cameriera). Ma, ancor più delle scelte sociologiche (che in qualche modo gli autori tradiscono, rivelando una mentalità essenzialmente aristocratico - borghese) appare fondamentale la loro inclinazione verso il brutto ed il patologico, che per la prima volta furono estetizzati, sia pure con un compiacimento per certi versi morboso.

Emile Zola - Ben diversamente l'influsso, pur incontestabile, dei due romanzieri agì su  Zola.  Se, nonostante la forte tendenza alla trasfigurazione simbolica, egli viene considerato a ragione l'incontrastato maestro del Naturalismo francese è perché, per la prima volta, il tema sociale venne trattato con una freddezza ed un'obiettività senza precedenti, così che la rappresentazione del brutto e del ripugnante si trasformò da compiacimento morboso in particolare realistico e atto di accusa. Se nel Romanzo sperimentale, che contiene una precisa dichiarazione di poetica, Zola sembra aver voluto subordinare il romanzo stesso al metodo e alle leggi delle scienze sperimentali, ed in particolare della fisiologia. Vi è da osservare che già in un'opera giovanile, Teresa Raquin, anche la sola epigrafe " il vizio e la virtù.. sono prodotti come lo zucchero e il vetriolo", tratta da Taine, segnalava il deciso movimento ideologico verso il materialismo che abolisse ogni distinzione fra spirito e corpo.
Tale presa di posizione, che non a caso attirò le violente accuse di gran parte della critica, rifiuta ogni superiorità alla componente metafisica e riduce anche la psicologia a fenomeno organico, nell'uniformare tutto il reale alle deterministiche leggi enunciate da Taine (razza, ambiente e momento). Zola infranse ogni nobilitante distinzione fra le raffinate classi superiori ed il popolo abbruttito e materiale, riconducendo entrambe le componenti alla loro sostanziale unità. Di qui la  brutalità che non arretrava di fronte a nessun aspetto della vita sociale ed anzi finiva per ricercarne ossessivamente le manifestazioni più bestiali e degradate
Fu probabilmente la volontà di accusa e di svelamento a spingere Zola ad una vera e propria inversione dei valori e a rintracciare nell'uomo, indipendente dalla classe sociale di appartenenza, soprattutto la componente brutalmente istintiva, trasformando di conseguenza la società in una copia della natura dominata dalla crudele lotta per l'esistenza descritta da Darwin.  Ne risultò la rappresentazione di un'immobilità inalterabile, della condanna dell'individuo ad una bestialità senza redenzione, di una realtà complessiva, sociale e naturale, funzionante come un gigantesco meccanismo paranoico dal quale l'uomo veniva ineluttabilmente schiacciato.
Il romanzo era ancora considerato strumento per la ricerca e la comunicazione di idee, ma la sua stessa genesi sembrava lentamente sottrarlo al dominio dell'autore e farlo dipendere da una tecnica deterministica e scientificamente impersonale. Zola dice:
” So già tutte le descrizioni che ci saranno nel mio romanzo. Mi son domandato prima ogni cosa.  Ecco.come faccio il romanzo.  Non lo faccio affatto.  Lascio che si faccia da sé. lo non so inventare dei fatti; mi manca assolutamente questo genere di immaginazione. (...) Ora per esempio sto scrivendo Nana.  Dove va una cocotte?   Va nel teatri, alle prime rappresentazioni.  Sta bene.  Ecco cominciato il romanzo.  Il primo capitolo sarà la descrizione di uno dei nostri teatri eleganti.  Per far questo bisogna che studi.  Domani sera vado alla Gaité.  Studio la platea, i palchi, il palcoscenico; osservo i più minuti particolari della vita della scena; assisto allo spettacolo”.

Il carattere e le finalità conoscitive che si legarono al romanzo ne condizionarono l'organizzazione strutturale; si bandì dal testo ogni macchinosità costruttiva (l'avventura), ogni concessione al divertimento o alla fantasia, imponendo invece una verosimiglianza assoluta e il più possibile asettica, senza intromissioni dell'autore.  Contemporaneamente si modificò il personaggio, che non è più il padrone del proprio destino, né l'individuo esemplare che riassume tragicamente tutte le contraddizioni di un'epoca, ma piuttosto l'incarnazione e l'esemplificazione di un meccanismo deterministico, di una legge scientifica . Tutto il ciclo dei Rougon Macquart di Zola fu, ad esempio, concepito come illustrazione del peso dell'ereditarietà.
L'insistenza ossessiva sull'impersonalità, la fine del dominio evidente dell'autore sul testo, la mancanza di personaggi e situazioni che consentissero uno sbocco purificatore e liberatorio delle vicende diede luogo alla rappresentazione di un individuo che non era più in grado di controllare il proprio destino e produsse una scrittura nella quale  si rispecchiava quel criterio produttivo anonimo e spersonalizzante che dominava la società capitalistica del tempo.  Tuttavia Zola e il Naturallsmo rappresentano un'ulteriore forma dell'illusione positivista di poter cogliere e definire con precisione la realtà oggettiva nel suo complesso, per quanto disumanizzata essa ormai si presentasse.  Non a caso i Goncourt, Zola, Huysmans, Paul Bodget, Maupassant si riunirono in una sorta di scuola, riconoscendosi un "metodo" comune, dibattendo e precisando le loro teorie.

Allontanandosi in qualche modo da questa illusione di uniformità, che sarebbe presto svanita, infrangendosi nella coscienza della molteplicità di verità individuali, l'opera di Maupassant rappresentò la prima forma di superamento, sintomo di una crisi interna al Naturalismo e destinata a farlo esplodere. Il primo vistoso passo fu la sostituzione dell'analisi psicologica a quella fisiologica, che gli attirò gli aspri rimproveri di Zola. Ma era ormai la stessa concezione della letteratura ad essere messa in questione, mentre si profilava il crollo dell'ideale positivistico:
"Far vero", scrive Maupassant nella prefazione al suo romanzo Pierre e Jean.
 
La lezione formale di Flaubert, la consapevolezza del carattere costruttivo e soggettivo delle tecniche compositive misero in crisi la fiducia nell'obbiettività assoluta del narratore. Scrittore per molti versi naturalistico e comunque molto distante dalle coeve esperienze simboliste, Maupassant distrusse tuttavia la fiducia in quel"metodo realista" che, secondo le parole di Zola, si pone, senza alcuna esclusione", contaminandolo definitivamente con la coscienza dell'ineluttabile soggettività della percezione.
 

MODULI DI ITALIANO CLASSE 5^, PAGINA INIZIALE, DOCUMENTI