Modelli didattici
Nonostante la DB non intenda misurarsi con un discorso strettamente pedagogico - appare poco vincolante l'adesione dell'insegnante ricercatore a modelli didattici codificati - non appare inutile sintetizzare il quadro di riferimento teorico dell'operatività possibile in aula sul piano dei modelli didattici di riferimento.
Per questa sintesi è stato utilizzato un articolo di Elio Damiano "Modelli didattici e lavoro in aula",Nuova secondaria, settembre 1998 ,n°1. All'interno dell'analisi del Prof.Damiano in effetti la DB viene posta in relazione ad una precisa tipologia di modelli didattici, definita "dell'oggetto mediatore" in quanto".... i docenti che aderiscono a tale modello vedono nelle nozioni scolastiche importanti "utensili disciplinari" con la funzione di amplificazione delle strutture cognitive del soggetto in apprendimento. Essi riconoscono dunque un potenziale formativo agli oggetti culturali, nella loro capacità intrinseca di modellare il soggetto che con essi interagisce....". ( E.Damiano ).
Il disciplinarismo della DB si concilia infatti, sotto molti aspetti, con le tecniche costruttive, particolarmente adatte a mediare le esigenze del soggetto in apprendimento con quelle del soggetto in insegnamento. Il primo si misura in modo attivo con i contenuti culturali, affiancato da un docente tutor ( "allenatore" ) che ha il compito di far evolvere le sue strutture cognitive, misurandolo costantemente con i contenuti culturali della disciplina destrutturata e ristrutturata.
Il modo in cui gli insegnanti pensano l'insegnamento è molto variegato: oggi siamo ben lungi dall'omogeneità dei comportamenti professionali. Si diffondono notizie circa modelli didattici che poco sembrano avere a che vedere con la programmazione per obiettivi, che le indicazioni ministeriali raccomandano. Nel quadro sinottico che segue vengono indicate le principali cartteristiche di tre gruppi di modelli didattici, analizzati alla luce delle priorità che individuano.
| La principale caratteristica di questo modelllo è quella di puntare sull'insegnamento come un'azione tecnico-razionale orientata ad introdurre i cambiamenti attesi presso il soggetto in apprendimento, condotta in modo da autoregolare l'intervento mediante l'intervento continuo sul processo. Importante è l'accertamento del prodotto come esito di una precisa azione di insegnamento. L'attenzione è posta al controllo degli interventi che vengono in parte riorganizzati dopo le fasi di monitoraggio.Le capacità di previsione e di controllo sono le competenze principali dell'insegnante: l'apprendimento è fenomeno del tutto prevedibile e controllabile.Esempi sono dati dalla pedagogia per obiettivi di Skinner o dalle tassonomie di Bloom. | ![]() |
| Questi modelli hanno una decisa propensione per il metodo, inteso come procedura di pensiero riflessivo da privilegiare nell'insegnamento. Il metodo viene insegnato facendo fare agli studenti diretta esperienza dei procedimenti di scoperta (problem posing, problem solving). Tali modelli si riconoscono nella ricercazione e nei laboratori.Si accorda preferenza agli argomenti desunti dall'attualità ( in nome della continuità con l'esperienza concreta e diretta dei ragazzi). Si enfatizza la congruenza psicologica con gli interessi degli allievi e la pregnanza emotiva ed affettiva del lavoro in classe, nonchè il benessere relazionale. La valutazione si esercita sui processi, cioè sui dinamismi di interesse, coinvolgimento, condivisione di un'attività scolastica significativa. Si valorizzano gli itinerari di cambiamento con strumenti di valutazione qualitativi. | ![]() |
| Questo terzo modello didattico rimprovera ai modelli del prodotto un eccesso di semplicità, prendendo le distanze rispetto alla relazione causa-effetto che dovrebbe unire insegnamento ed apprendimento. Costoro si dichiarano costruttivisti; l'apprendimento consiste nel lavoro produttivo del soggetto su cui l'insegnamento può intervenire soltanto indirettamente, agendo sull'ambiente in cui si compie. Per questo alcuni modelli di questa categoria si chiamano ecologici ( Bateson ). Le nozioni scolastiche hanno la loro importanza, funzionano come "utensili disciplinari" e fungono da amplificazione delle strutture cognitive del soggetto in apprendimento. La specificità di questi modelli sta nella mediazione tra i due processi dell'insegnamento e dell'apprendimento, che convergono su un compito comune. L'apprendimento può aver luogo solo a partire dagli oggetti culturali ( nozioni, concetti disciplinari,..) Rientrano in tali modelli lo strutturalismo didattico di Bruner, il modello dello "sfondo integratore", la didattica per concetti di Damiano, la pedagogia del contratto e la Didattica Breve . | ![]() |