La DB, il costruttivismo e la ricerca-azione. Riflessioni su alcuni possibili modelli didattici.
Una seconda esigenza riguarda la modellizzazione dei contenuti, che implica forme di concettualizzazione piuttosto spinte. Appare inevitabile a questo punto affronare il problema, squisitamente didattico, legato alla costruzione condivisa delle conoscenze ed agli strumenti più adatti per realizzarla. Ogni modulo infatti ruota attorno a reti concettuali ben precise che è importante fissare preventivamente con interventi molto attenti e mirati sotto l'aspetto linguistico e specificatamente semantico. Il ruolo delle parole-chiave < parole nodo > è essenziale.
L'impiego delle mappe concettuali, se all'inizio può apparire uno strumento abbastanza comodo per l'insegnante, presta il fianco alla critica di freddezza ed astrattezza: l'alunno lo subisce e non lo realizza attraverso le sue operazioni mentali. Naturale appare l'approdo alle mappe cognitive, che in forme molteplici, visualizzano i percorsi di conoscenza realizzati in classe con gli alunni. Esse possono essere di diversa natura ( di ingresso all'unità, mappe semantiche, mappe testuali, grafi di sintesi storico-contestuale .). Il materiale, abbozzato durante la lezione in classe insieme agli alunni, viene reimpostato in veste "graficamente pulita" al computer, fotocopiato ed utilizzato come foglio di appoggio nella lezione seguente.
La lezione frontale può apparire una pratica didattica debole in quanto dà poche possibilità di "retroazione" immediata sull'effettiva efficacia dell'insegnamento. Essa va integrata dal brainstorming guidato e da altre strategie didattiche che portino gli alunni a ricostruire i loro percorsi conoscitivi, quando vengono "sollecitati" dai contenuti culturali e attivano contestualmente le loro reti proposizionali.
La distillazione in effetti suggerisce l'attenta riflessione e l'analisi dei contenuti disciplinari, ma poco si addentra sulle modalità di perlustrazione degli argomenti e soprattutto non prevede momenti comuni di confronto dei percorsi conoscitivi. E' l'aspetto cooperativo dell'insegnamento e dell'apprendimento che il costruttivismo invece recupera.
L'analisi dell'errore e della sua dinamica diventa una pratica illuminante.Anche la DB è attenta all'errore, ma prevede solo l'individuazione delle sue varie tipologie, evitando di studiare i processi che lo generano.
Dalla valutazione per obiettivi all'analisi dei processi. L'importanza dell'"oggetto mediatore"e dei metodi costruttivi.
Si è indotti a "smontare" letteralmente le varie lezioni nei loro "argomenti" fondamentali, analizzando per ognuno di esse le abilità cognitive e applicative chiamate in causa, ripensando ed esplicitando agli alunni i percorsi mentali attivati dapprima dall'insegnante per riaggregare i contenuti e presentarli alla classe. Tale "argomentazione" sulle logiche disciplinari, pienamente esplicitate, viene definita dalla DB insegnamento a carte scoperte.
Somministrare e correggere una prova significa, in tale prospettiva, non solo testare freddamente le abilità del discente, quanto piuttosto tentare di seguire inferenzialmente come si riattivano in lui le capacità ricostruttive delle conoscenze, che in altri contesti già si sono sperimentate.La valutazione si sposta inesorabilmente sui processi.I
corsi di recupero appaiono, dal canto loro, un momento privilegiato per seguire i ragazzi in forma tutoriale nella costruzione di percorsi conoscitivi corretti e per realizzare le osservazioni di cui sopra. Tuttavia il tempo concesso per queste attività è insufficiente ed i risultati solo a tratti sono incoraggianti. La DB parla dell'insegnante come un attento "allenatore" che affianca lo studente; ma non precisa sufficientemente il senso di tale affiancamento. Si tratta di pratiche insistite di ripetizione di contenuti che possono anche rinforzare l'errore o di pazienti metodi costruttivi che realmente rispettino gli stili cognitivi degli alunni? Questa seconda prospettiva potrebbe dare concretezza al discorso del recupero curricolare.Ma una polarità è sempre presente. Quella tra obiettivi supposti e reale fattibilità degli stessi. Quando il clima relazionale all'interno di una classe non è ideale occorre porsi anche domande di altro tipo. Da dove partire per ricostruire condizioni di lavoro serene e fattive? Come interpretare il disagio e come canalizzare produttivamente la tensione emotiva verso finalità "didattiche" positive? Lo "studio di caso", tipico della ricerca-azione sembra venire in aiuto degli insegnanti che siano attratti da questo altro tipo di ricerca.
La ricerca-azione, del resto, sembra esulare dai compiti della DB, attestati su un rigido disciplinarismo e sordi a problematiche psicologiche, relazionali, di contesto. Eppure questo tipo di ricerca non va elusa: va eventualmente focalizzata sulla possibile mediazione offerta dagli oggetti culturali, capaci di creare come dice Bateson e Bruner, quel contesto o ambiente di apprendimento "ecologico" capace di far decollare la motivazione dei giovani, spingendoli alla sfida della conoscenza. Una conoscenza che è spesso veicolata dal perfezionamento delle abilità lenguistiche in fase di ricezione, decodificazione e soprattutto di produzione dei linguaggi arricchiti semanticamente, in funzione ampiamente comunicativa e non solo referenziale.
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