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L' individuo anonimo nell'espressionismo di Georges Grosz


● L'orrore del conflitto mondiale e la satira degli speculatori

Per comprendere l'originale rappresentazione della vita nella moderna città che il pittore George Grosz propone  è indispensabile tracciare sommariamente un quadro della sua esperienza culturale ed artistica.
Grosz nacque nel luglio del 1893 a Berlino e si avvicinò alla pittura in modo significativo a seguito degli eventi bellici della prima guerra mondiale. Il particolare clima creato dalla guerra andò sviluppando in Grosz una  nuova ed originale espressività. Egli coglie tutto l'orrore della carneficina che si sta consumando sui campi di battaglia in Europa e ne dà un'implicita rappresentazione nei suoi quadri. Milioni di soldati proletari vanno arricchendo con il loro sacrificio latifondisti, fornitori di grano e grandi produttori d'armi, come i Krupp in Germania,  muoiono in silenzio nel fango delle trincee, o tra i compagni poco prima caduti in un assalto.



G. Grosz, Oscurità del sole ( eclisse ), 1926


Grosz aderisce al movimento dadaista, che era stato introdotto a Berlino nel 1918. Egli utilizzò il Dada berlinesE come arma cruda e inquietante di denuncia del militarismo e della borghesia della Germania prenazista. Sul piano etico ed estetico il Dadaismo era infatti un movimento rivoluzionario, che  si proponeva la dissacrazione dei valori ricca borghesia, con il suo piacere per un'arte accademica e conformistica. Dopo aver costituito con Otto Dix il gruppo Nuova oggettività e aver illuminato, con un'analisi spietata, l'avidità di potere dei ceti dirigenti, nascosta sotto la maschera della rispettabilità, all'avvento del nazismo vide le sue opere sequestrate ed esposte alla mostra dell'arte degenerata.

Grosz nella prima mostra Dada organizzata a Berlino - dove figurano anche opere di Marx Ernst e Otto Dix  - espone la raffigurazione satirica di un pupazzo con sembianze di soldato tedesco con la testa di maiale. Il fatto causerà la reazione indignata delle istituzioni, che giudicano tale gesto come oltraggio all'onore del Reich, condannando l'artista a pagare un' ammenda. Grosz  fonda nel frattempo alcune riviste politico satiriche "Die Pleite " e "Der blutige Ernst " tutte in ambito dadaista e ne cura personalmente le illustrazioni.

La sconfitta della guerra nel 1918 e il crollo del sistema autoritario dell' impero in Germania fanno precipitare la borghesia in una crisi profonda, essendo ancora essa legata ai valori del nazionalismo pangermanico, Questo falso idealismo viene attaccato dagli artisti tedeschi negli anni '20; essi rifiutano in blocco la cultura autoritaria e classista che, con la guerra, aveva fatto sprofondare le classi meno abbienti nel baratro della miseria. L'impegno bellico, mentre ha arricchito i ceti più abbienti, ha distrutto le classi medie. L'inflazione in Germania nel dopoguerra sale a dismisura e i salari non tengono il passo dei rincari: fino alla crisi del marco che culminerà con la disastrosa svalutazione del 1923.
 


● Metropolis, la città caotica, spietata e disumana

Metropolis ( 1917 ) di George Grosz, che anticipa di alcuni anni il celebre film di Fritz Lang, è un compendio di temi figurativi macchinisti: la grande città moderna, con le strade affollate, i grattacieli, la velocità e la simultaneità degli accadimenti, diventa il teatro di una messa in scena drammaticamente spettacolare, che non è però la celebrazione della nuova civiltà, bensì la rappresentazione delle forze oscure e irrazionali del caos e del disfacimento della società borghese.

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Fritz Lang, Maccina sotterranea, scena dal film Metropolis, 1926

Per la vita urbana Grosz provò sempre un sentimento commisto di amore e odio. A Berlino rimase contagiato dal ritmo eccitante della città e dalle innovazioni tecnologiche tanto caratteristiche di quello stile di vita: le luci sfavillanti, i rumori, la folla, il traffico, i rapporti intrecciati per strada o nei caffè, furono i temi preferiti della sua attività di disegnatore dal vero e di pittore. Sotto questa luce sfolgorante tuttavia Grosz scorse anche il caos e la spietatezza della vita della metropoli, le sue miserie quotidiane. In quest'opera, allo sfondo dei grandi alberghi, degli eleganti negozi e dei caffè fa contrasto la lotta senza quartiere, che, con impressionante durezza, gli uomini ingaggiano per la sopravvivenza: qui la folla, lontana dal figurare una comunità, è piuttosto la somma di singoli individui. Ipocrisia, avidità ed egoismo costituiscono le leggi imperanti di questa giungla urbana. Sono qui evocate le forze oscure ed irrazionali del caos e del disfacimento della civiltà borghese. Il realismo espressionista tedesco dà quindi una rappresentazione forte e critica dei contrasti della città industriale del primo '900. Al di là della facile mitizzazione della modernità c'è attenzione per la grottesca contraddittorietà dei modelli di vita urbana.

 

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G. Grosz, Metropolis, 1916 - 1917
 

Il tema macchinista ( legato alla fredda spersonalizzazione dell'individuo fa la sua prepotente apparizione anche in area tedesca. In Invalidi di guerra ( 1920 )  di Otto Dix, questi uomini 'meccanici che giocano a carte non sono invenzioni ma una trasposizione pittorica, secondo la poetica dello smascheramento, di un frammento di realtà quale essa appariva nella Germania dell'immediato dopoguerra.
 


G. Grosz, Germania, Resoconto dell'inverno 1917-1918

 


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Otto Dix, Invalidi di guerra, 1920
 

● Satira sociale e politica per un mondo sfaldato al suo interno

G. Grosz, Automi repubblicani, 1920 - Siamo nel periodo della repubblica di Weimar e Grosz è debitore nel suo stile al Dadaismo,  che, con le sue provocazioni, intendeva sfidare il concetto stesso di arte e di utilità dell'arte. Il Dadaismo voleva sconvolgere le convenzioni artistiche del pubblico borghese, conducendo una serrata lotta contro i valori che avevano portato all'orrenda carneficina della guerra. La città di Grosz è popolata da automi, da manichini privi di arti, caricature del tedesco benpensante legato ai valori del militarismo, del patriottismo e del profitto ( derivante anche dall'industria di guerra ). Gli edifici sono raffigurati come "alveari" anonimi, fatti di tante vuote aperture per una folla di individui disumanizzati, pronti ad esibire le croci di guerra o gli emblemi della rispettabilità ( bombetta, abiti eleganti...) ma per il resto neppure padroni del loro corpo.

G. Grosz, Le colonne della società, 1926 - Il titolo intende essere sarcastico; l’anarchico Grosz prende di mira i suoi nemici, contrassegnati emblematicamente dai simboli delle loro attività. Ci sono soldati con spade insanguinate, un giudice togato che gesticola, in primo piano i vertici del capitalismo che sottomettono il popolo con tre strumenti, individuati come altrettante allegorie del potere: uno ha la spada ( l'esercito ), l’altro impugna un giornale ( l'informazione ), il terzo una bandiera ( il nazionalismo ). Come copricapo hanno un orinale, oggetto dissacrante per eccellenza ad indicare le brutture che nutrono nell'interno dei loro corpi e dei loro cuori. Inoltre si rivela quello che hanno dentro la testa: violenza e rifiuti organici. I loro elmi sono  una statuetta puntuta, un mucchio di sterco fumante.
La città in fiamme fa da sfondo come simbolico ambiente di disordine morale e di scollamento sociale, che provoca rovina e morte a causa dell'opera devastante della classe politica al potere.
 

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G. Grosz, Automi repubblicani, 1920
 

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G. Grosz, Le colonne della società, 1926

 


G. Grosz, Senza titolo, 1920
- La città appare come una successione anonima di superfìci e spazi regolari, segnati da aperture buie ( finestre, vetrate opache, ..) e da tetri edifìci avvolti nel fumo delle ciminiere delle fabbriche, in una totale assenza di rapporti umani. Manca qualsiasi movimento nel dipinto e la presenza umana è sostituita da un tronco di manichino mutilato e senza volto. La città industriale dunque disumanizza  e chiude l'individuo in uno spazio alienato che è quello del lavoro industriale e della mancanza di rapporti, che la cultura politica del tempo non serve a migliorare.



G. Grosz, L'uomo ò buono, 1920 ca.



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G. Grosz, Senza titolo, 1920

 

● Nelle strade di Berlino

Le strade di Berlino sono per Grosz un inesauribile repertorio per catturare atteggiamenti e personalità,  tipi sociali e individuali: con grande passione e scrupolo l'artista schizza abiti, espressioni e gesti catturati nella dispersione della folla. Le due opere Alba ( 1922 ) e  La passeggiata ( 1926 ) richiamano la violenza del grottesco stile di vita della borghesia tedesca, che implica sempre una volontaria dimostrazione della propria superiorità di status.
La carica provocatoria di  La passeggiata  è segnalata dalla deformazione caricaturale, che appare particolarmente viva nel trattamento dei volti degli eleganti borghesi, opportunamente tipizzati. Così si intuisce l'austera alterigia maschile, accanto alla civetteria, alla vanità, al sussiego ostentato dai personaggi femminili. Altro elemento capace di rafforzare il grottesco caricaturale è la vistosa eleganza dei cappellini che contrasta con la decadenza fisica suggerita dal  passo oscillante delle due donne.

Più evidente ancora la deformazione espressionistica del volto femminile in Alba, in un'atmosfera surreale fumosa e un po' macabra, in cui si intravedono gli emblemi cinici e neghittosi della vita notturna della città. E' rintracciabile un chiaro intento demistificante sull'alienazione e la bassezza del divertimento notturno della buona società berlinese.

 


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G. Grosz, Alba, 1922
 



G.Grosz, La passeggiata, 1926


Oltre a Grosz operano nel filone del "verismo sociale" anche artisti come Max Beckmann Otto Dix, Otto Griebel, che formano l'associazione degli artisti rivoluzionari tedeschi  legata al partito comunista. Essa, nata nel 1928, cerca di spingere il verismo sociale ancor più in una direzione politica e rivoluzionaria, ma, nonostante il successo iniziale, nel 1933 l'insediamento di Hitler al potere pone il gruppo fuori legge, e molti dei suoi membri sono costretti a fuggire o finiscono perseguitati. Grosz vive dunque a pieno le tensioni del suo tempo e le interpreta con discontinuità.
Dopo il periodo militante in favore della lotta di classe alterna tra il il 1926 e il 1928 una produzione di paesaggi e nature morte,  definite da lui opere commerciali, ma, dopo il 1930,  pur nel ripensamento critico della sua opera satirica allineata al movimento socialista, riprende una produzione su temi di forte satira sociale e politica.
 



G. Grosz, Scena in strada a Berlino, 1930


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G. Grosz, Strada di Berlino, 1931

 

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