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René Magritte: città oniriche, invisibili, impalpabili
al di là dall'apparire fenomenico

Le città precarie

Un castello sospeso su un enorme macigno, fluttuante sulle acque, richiama l'idea di una città fortificata e inattaccabile, capace di sottrarsi alle contingenze della terra. Il tema è puramente surreale: un castello di pietra si erge su una pietra librata nell'aria. A rinnegare la sua solidità interviene appunto la magica sospensione, che fa coincidere - come in un sogno - stabilità e leggerezza. La visione, che prende le mosse da terra, evoca anche l'insularità, ancor più protettiva nella sua autonoma consistenza. La città-castello, pur circoscritta come l'isola, non ha una sua vera identità di spazio abitato, perché vertice auto-consistente senza periferia e confini articolati da proteggere. E' insomma una solidità fragile e ideale,  incubo astratto e minacciosamente incombente.
 


R. Magritte, Il castello dei Pirenei


Le città sottili


Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città-ragnatela. C'è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c'è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s'intravede più in basso il fondo del burrone.

Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno. Tutto il resto, invece d'elevarsi sopra, sta appeso sotto: scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d'acqua, becchi del gas, girarrosti, cesti appesi a spaghi, montacarichi, docce, trapezi e anelli per i giochi, teleferiche, lampadari, vasi con piante dal fogliame pendulo.

Sospesa sull'abisso, la vita degli abitanti d'Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.

Da Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

 

Magritte e le logiche surreali

René Magritte nasce nel novembre del 1898 a Lesines una località del Belgio.  Tra rivoluzioni tecnologiche e culturali l'attività di Magritte è rimasta profondamente segnata dagli avvenimenti del primo Novecento. Tutta l'arte è travolta dalle innovazioni tecnologiche e in particolar modo agisce il futurismo nelle sue varie forme. Ma non solo la vita sociale del periodo lasciò evidenti segni nelle sue opere, anche la vita personale dello stesso Magritte è chiaramente rispecchiata nelle sue creazioni. Nel 1912 la madre venne ritrovata annegata suicida, con la testa avvolta dalla camicia da notte, nel fiume accanto a dove viveva, questo fatto rimase particolarmente impresso in alcuni dipinti: "L'istoire centrale" e "Les amants". Importante è anche l'influenza che sul pittore ebbe il mitico personaggio di un serial cinematografico del periodo, molto apprezzato anche da Apollinaire e da Picasso: Fantomas.
Queste tematiche di "orrore" appaiono spesso nelle opere di Magritte, ad esempio ne "L'assassin menacè".

Un tema chiave che si trova in quasi tutte le opere di Magritte è quello della "visione". Secondo il pittore l'immagine è una cosa a sé, esiste indipendentemente dall'esistenza della cosa  che rappresenta. L'arte aveva preso visione del mondo e tradotto una verità nascosta, questo era il compito dell'artista, vedere al di là dell'apparenza.
Un chiaro esempio di questo concetto ci è dato dall'opera "Le modelle rouge" ( Il modello rosso, 1937 ) dove egli rappresenta due stivaletti che nella parte terminale prendono l'immagine di piede umano, qui l'occhio dell'artista non si è limitato esclusivamente a scrutare la semplice forma dello stivaletto ma è andato oltre, ha guardato il cuore dell'oggetto e la sua interiorità svelando una verità che la mente e non l'occhio può percepire. Non-senso, irrazionalità, mistero e soprattutto spaesamento dell'uomo in un mondo immagini, simboli e convenzioni è il messaggio che il surrealismo vuole trasmettere.
 

La realtà indagata è sovvertita inspiegabilmente

Nella tela Questa non è una pipa del 1929 l'occhio incorpora immagini urbane totalmente destrutturate e parossisticamente stranianti: una coppia di sposi con i volti nascosti da frutti e fiori, l'iride del grande occhio-palcoscenico del vivere urbano che si trasforma in un sole nero lugubre nella sua centralità tesa a sovrapporsi al cielo solcato di nuvole. E poi lo strumento infuocato che pare minacciare dall'alto la folla anonima, evocata nella distribuzione regolare di sagome umane, stagliate nella loro ripetitiva invadenza, priva di ogni pregnanza vitale.

La finestra, tradizionale  occhio sulla città reale, punto di vista protetto e curioso, in Passeggiata euclidea diviene sipario aperto sulla finzione di un paesaggio urbano. Una sorta di tela surreale è sospesa sul cavalletto di un improbabile pittore, capace di rappresentare con totale esattezza la prospettiva urbana. La tela-sfondo richiama da un lato la stereotipia di un'immagine fotografica, mentre il rapporto tra interno ed esterno è del tutto fittizio, con l'isomorfismo apparente della torre cilindrica e della prospettiva triangolare del viale, segnato dalla barriera alberata.

" Il titolo, con il richiamo al noto matematico greco Euclide, allude alle geometrie dei due elementi di spicco del quadro nel quadro: due triangoli dove quello a sinistra è il tetto di una torre cilindrica e quello a destra è un viale cittadino tra due file di caseggiati. I due triangoli hanno la stessa forma e dimensione, pur rappresentando due elementi completamente diversi: un cono quello a sinistra, una lunga striscia rettangolare piana vista in prospettiva quella a destra. Anche in questo caso Magritte gioca sul rapporto tra realtà e rappresentazione, dove la seconda, per essere bidimensionale, può confondere l’apparenza di ciò che nella realtà è tridimensionale. "
 ( http://www.francescomorante.it/pag_3/313ba.htm ).

 


R. Magritte, Questa non è una pipa, 1929

 



R. Magritte, Luce polare, 1927
 


R. Magritte, La tempesta,
 

pe
R. Magritte, Passeggiata euclidea, 1955
 


R, Magritte, La difficile traversata, 1926
 


R. Magritte, Golconde, 1953


R, Magritte, Il mal du pays, 1940
 


R. Magritte, Prospettiva, il balcone, 1949



R. Magritte, Lo spirito di avventura, 1962
 


R. Magritte, Il pensiero che vede, 1965


R. Magritte, Il vaso di Pandora, 1951

 


R. Magritte, Popular Panorama, 1926

 

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