Gravitazione di popoli La Chiesa L'impero Il feudo Il comune Atlante storico Relazioni di sistema   Cronologia

La villa romana come anticipazione della curtis

Il castello   1,  2, 3, 4.

L'investitura feudale  

La signoria locale e il diritto di banno.  

Economia curtense  

La cavalleria e la sua evoluzione

La gerarchia feudale

La società trinitaria

 I vescovi conti e la lotta per le investiture

 Evoluzione del  paesaggio agrario  

Il feudalesimo

 

Un fenomeno di lungo periodo.

Il feudalesimo è un forma di organizzazione politica del territorio e di strutturazione economica della società che segna il periodo storico successivo alla caduta dell’impero romano e precede lo sviluppo della borghesia artigiana e mercantile, che si ha a partire dall'anno mille in Italia ed in Europa. 

Le strutture feudali rimangono in vigore nell’Europa occidentale e centrale per tutto il medioevo e nei primi tre secoli dell’Età Moderna, anche se in misura via via minore. Nell'Europa dell'est le strutture feudali saranno molto più stabili ed in Russia la servitù della gleba sarà abolita solo nel 1861, a testimonianza del permanere di vincoli personali persistenti sul ceto contadino. 

Il feudalesimo come fenomeno storico, pur connotandosi come fenomeno di lungo periodo,  ha la sua fase di più intensa e massiccia diffusione nel periodo che va dai secoli IX e XIII, ma elementi di tipo feudale si riscontrano anche prima e dopo questi termini. Infatti, già al tempo dell’impero romano, esisteva la “villa fortificata”, che era una sorta di dimora e di azienda agricola autosufficiente, sorta di anticipazione del sistema curtense tipico del feudalesimo. La nascita e la diffusione di tale struttura va di pari passo con la decadenza delle città e con la progressiva autonomia territoriale dell'aristocrazia romana, che, da un certo momento in poi, tende ad organizzarsi sul territorio indipendentemente dai vincoli     ( fiscali, amministrativi, economici, militari...) posti dallo stato romano.

Al tempo del Sacro Romano Impero ( 800 d.c ), nonostante il tentativo di Carlo Magno di restaurare l'idea imperiale, non vi è più un’organizzazione politica accentrata e l’unità coincide precariamente con la persona del sovrano, che controlla i marchesi e i conti posti a capo delle circoscrizioni in cui è diviso l’impero stesso. In altri termini si parla di una federazione di stati, ciascuno con proprie leggi e istituzioni, tenuta insieme dall’alta autorità di Carlo Magno. Dopo la morte di Carlo l'unità dell'impero si dissolve e la signoria territoriale ( dominatus loci ) dei grandi e medi feudatari dà vita al particolarismo feudale, che solo lentamente approderà alla nascita dei primi stati nazionali.

D’altro canto, però, strutture e soprattutto diritti di tipo feudale ( intesi come controllo diretto su un territorio più o meno ampio, con potere di coercizione sui suoi abitanti ) rimarranno in vigore anche dopo la nascita dei comuni nel XII e XIII secolo. Nell’Italia meridionale,  al tempo di Federico II, esistono ancora  signori feudali, chiamati baroni, il cui potere locale verrà però ridotto, temporaneamente, con le costituzioni melfitane,  che tendono a riservare al sovrano tutte le giurisdizioni territoriali. 

Al Nord molti signori feudali invece si inurbano e fanno sentire il loro potere direttamente dal comune, conservando i loro vecchi diritti sul contado. La fase consolare del comune coincide appunto con il prevalere di questo elemento aristocratico di origine feudale

Un'analisi strutturale del concetto di feudalesimo.

      Il contesto storico - culturale in cui si andò formando il sistema feudale nell'età carolingia ( sacro romano impero ) è dato dal richiamo alla tradizione dell’impero romano e dalla stretta collaborazione con la Chiesa per la difesa del territorio europeo e per la diffusione del Cristianesimo..

  •       Il dominio carolingio, che si estendeva a buona parte dell’Europa continentale, si strutturava verticalmente attraverso due cariche di carattere pubblico: i comites ( conti con prerogative di controllo militare del territorio ) e i missi dominici ( incaricati di verificare periodicamente - secondo direttive centrali - la corretta gestione del potere locale dei conti e dei marchesi )

  •       Episcopati ed abbazie –corrispondenti alle vecchie municipalità e alle grandi tenute romane – erano invece elementi orizzontali della struttura amministrativa. Aggregavano comunità produttive autonome.

  •       I compagni d’arme dell’imperatore – elemento germanico legato da particolari vincoli di fedeltà – desiderosi di condividere con lui l’esperienza del comando e i proventi delle conquiste costituivano forse l’elemento più importante di tutto il sistema. Da qui nasce quel rapporto di carattere personale e privato di collaborazione che caratterizzerà per secoli le strutture  di dominio delle società occidentali

  •       L’impossibilità di creare una salda struttura statale centralizzata, imperniata sulla stabile tassazione e sull’uso di una burocrazia efficiente – come era avvenuto nell’impero romano – faceva ruotare attorno a compiti militari tutte le attività di dominio. Era impossibile creare e tenere in piedi un sistema di potere unitario, costruito su cariche funzionarie gestite dal centro, con regole  concernenti le nomine e le responsabilità.

  •       Fu il sistema della fedeltà privata di uomini in armi a guidare la costruzione dello Stato carolingio. Tale rapporto, essenzialmente paritario, tra autorità centrale e soggetti periferici, fu inquadrato istituzionalmente con la cerimonia dell’investitura vassallatica

  •       Tale potere implicava tre nuovi elementi istituzionali di origine tardo romana: la commendatio ( protezione presso un superiore ) il beneficium -  concessione in possesso temporaneo di un fondo - e l’immunitas -            esenzione dai poteri dello stato su un certo territorio.

  •      Tali elementi avrebbero dovuto correggere almeno in parte il rapporto di pura fedeltà militare – di carattere privato - dei vecchi compagni d’arme carolingi, ma in realtà sancirono la natura orizzontale e non verticale del potere, fornendo col tempo strumenti sufficienti alle autorità periferiche per staccarsi stabilmente dal potere imperiale.

  •      Di sua natura il potere era di carattere gerarchico e veniva distribuito nella catena vassallatica fino ai gradi più bassi della scala sociale, dove prevedeva una totale dipendenza nelle prestazioni d’opera a vantaggio del signore locale ; erano in questa condizione di totale subordinazione i servi casati o servi della gleba.

  •      Contrastava tuttavia, fin dall’inizio, la pretesa universalistica del potere imperiale – esteso a tutta la cristianità – con l’effettiva frammentazione locale del potere stesso. Tale potere era gestito spesso senza alcun rispetto per la sua natura gerarchica. Localmente si preparavano infatti le condizioni per rendere stabilmente autonome le prerogative sovrane dei singoli signori, che contraevano libere alleanze, si ribellavano ai loro superiori, rivendicavano l’ereditarietà dei diritti acquisiti.

  •       Ciò sarebbe avvenuto alla morte di Carlo Magno in coincidenza con l’avvenuta ereditarietà di feudi maggiori. L’accentuata conflittualità all’interno dell’impero coincise con il fenomeno dellincastellamento. La costruzione di castelli  segnava anche visivamente il dispiegarsi di un potere locale, che si affiancava a quello statale.

  •       Nella lunga fase che porta al XI secolo si afferma la cosiddetta signoria territoriale ( dominatus loci ), con il corrispettivo diritto di banno ( fatto non solo delle tradizionali  imposizioni contributive sui servi della villa, ma anche di richieste di prestazioni gratuite, rivolte ai liberi proprietari che si affidavano alla protezione del ricco proprietario,  oltre ai diritti di amministrazione della giustizia in luogo della pubblica autorità ed alle prerogative di comando militare sulla popolazione locale).

  •       La diffusione delle signoria territoriale fu la causa più diretta della lenta erosione del potere imperiale  a vantaggio dei grandi signori feudali. In Francia uno di essi, Ugo Capeto fin dal 986 d.C. diede vita alla prima monarchia nazionale europea: quella dei Capetingi.

  •       Nel territorio italiano, caratterizzato dal risorgente potere temporale della Chiesa – vera autorità sovrana anche sul piano territoriale e giurisdizionale – l’impero si afferma ancora nell’alto medioevo, in alcune zone, attraverso le investiture concesse alla feudalità ghibellina dagli imperatori tedeschi.

  •       Il fenomeno comunale, che inizia a manifestarsi dopo il Mille nel nostro Paese, limitatamente all’area centro settentrionale, mina però dalle basi l’autorità imperiale. Infatti i comuni rivendicano, a loro volta, forme di autonomia amministrativa - se non di indipendenza vera e propria - nei confronti dell’impero, e sono sostenuti in buona misura dal Papato.

  •       Nelle aree comunali della pianura padana si creano leghe tra città che conseguono significative vittorie contro gli imperatori svevi, come pure in Germania la lega hanseatica sottrae ampie prerogative giurisdizionali alla grande feudalità tedesca.

  •       Il comune italiano esercita il suo controllo anche sul contado e si identifica con una vera e propria signoria territoriale, che nei secoli futuri darà vita alle polarizzazioni regionali proprie dei regimi signorili.

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